di Gianni Giardinieri
Undici giorni prima della Liberazione, il 14 aprile 1945, Benito Mussolini, i suoi fedelissimi e alcuni rappresentanti tedeschi si riuniscono a Gargnano, sul lago di Garda. Tutti sanno che la fine è vicina, vicinissima. Non tutti, però, sono d’accordo sull’uscita di scena definitiva. Alcuni sono per la fuga in Svizzera, altri vogliono rifugiarsi nell’ultima roccaforte, la Valtellina. La chiamavano la ‘ridotta’ della Valtellina (o, quasi fosse un vezzeggiativo, il ‘ridottino’). Per alcuni gerarchi fascisti rappresentava il luogo della resistenza ad oltranza, la ‘bella morte’. Per altri, l’assurda idea di un nuovo inizio in mezzo alle Alpi.
Gli ultimi giorni della Ternana sembrano rimandare all’idea del ridottino, naturalmente nell’accezione sportiva e societaria del club. È di oggi, lunedì 30 marzo, la notizia dell’uscita di scena dell’avvocato Manlio Morcella, a cui quattro mesi fa la famiglia Rizzo aveva di fatto affidato le redini legali del club. La nota dell’omonimo studio legale è secca, scarnificata da ogni orpello lessicale: «Nella giornata di ieri, domenica 29 marzo, lo studio Morcella ha formalizzato il proprio disimpegno dall’attività di consulenza legale a vantaggio della famiglia Rizzo».
La proprietà, al momento, non commenta. Non lo fa da settimane, per la verità, chiusa in un inquietante silenzio. Resta muta anche alla protesta della curva Nord del ‘Liberati’, che ha tappezzato la città di eloquenti striscioni. Niente da dire, almeno ufficialmente, anche per quanto riguarda i noti problemi finanziari, palesi da lungo tempo ma che sembrano ogni giorno più pressanti. Non si contano più le ingiunzioni di pagamento indirizzate al club di via della Bardesca (ancora per poco ubicato nella sede dell’istituto ‘Leonino’), con la fondata sensazione che la strada delle Fere sia ormai prossima ad un bivio ineludibile: sopravvivere (per quanto tempo non è chiaro) attraverso un accordo con la Ternana Women per la seconda cessione del ramo d’azienda ‘clinica’ (la prima era stata sottoscritta in data 1° marzo 2025, seguita poi dal riassorbimento in capo alla Ternana Calcio con l’avvento della famiglia Rizzo) oppure arrivare all’ineluttabile: la liquidazione del club. Al momento la situazione sembra essere questa, senza girarci troppo intorno.
In ogni caso un ‘ridottino’, una soluzione che nel primo caso potrebbe portare all’uscita della famiglia Rizzo dalle Fere, mentre nel secondo sancirebbe la fine di una lunga storia. Ipotesi a cui non vogliamo neanche pensare. Se anche vi fosse la possibilità di ricapitalizzare il club con l’accordo di cui sopra, resterebbe un domanda pesante come un macigno: e poi? A proposito di ‘uscite’: i rumors cittadini da qualche tempo danno per ormai defilata anche la posizione dell’amministratore unico Fabio Forti, a quanto pare prossimo alla rimessa del mandato.






