di Gianni Giardinieri
A scanso di equivoci: si, le possibilità che la Ternana sparisca dal calcio professionistico ci sono. E sono molto alte. Questo senza voler buttare benzina sul fuoco, né voler avvelenare i pozzi.

Lo scenario è semplice: il prossimo 13 aprile l’amministratore unico delle Fere, il dottor Fabio Forti, ha convocato l’assemblea dei soci del club. All’ordine del giorno si discuterà se andare avanti o portare i libri al tribunale fallimentare. Ci sarebbe una terza possibilità, alla quale francamente crediamo il giusto: la composizione negoziale della crisi, strumento previsto dal nostro ordinamento nel caso in cui si voglia dare continuità aziendale nel contesto di un piano di rientro dall’esposizione debitoria, concordato con il giudice fallimentare. Asterisco: anche in questo caso qualche euro i soci lo devono versare. Peraltro, paradosso dei paradossi, strada che aveva intrapreso l’ex amministratrice unica Tiziana Pucci, poi clamorosamente sfiduciata ed allontanata dalla proprietà.

Lo scenario più probabile al momento? La liquidazione del club. Una decisione che potrebbe essere stata presa già da diversi giorni e non nelle ultime ore. La proprietà sembrerebbe non orientata ad effettuare un aumento di capitale, tanto meno a versare risorse fresche per la gestione della società. Se così fosse, Fabio Forti non potrebbe che prenderne atto, traendone le logiche conseguenze. La sentenza del Tar dell’Umbria ha di fatto, nel migliore dei casi, prolungato a scadenze indefinite il progetto stadio-clinica. Questa decisione avrebbe prodotto nella famiglia Rizzo la convinzione a mollare tutto, peraltro già di fatto maturata – lo ribadiamo – molte settimane fa. Se il 13 aprile dovesse andare così appare evidente che salterebbe anche la scadenza prevista per il 16 successivo, data in cui andrebbero saldati tutti gli emolumenti dei contratti “federali” (quelli cioè “bollinati” dalla FIGC e oggetto di penalizzazioni).

La possibilità che i Rizzo decidano invece di provvedere a robuste iniezioni di liquidità sembrano confinate al lumicino, così come un accordo in extremis con la Ternana Women in ordine alla (seconda) cessione del ramo d’azienda ‘clinica’. Sintomatica l’esternazione di ieri del sindaco Stefano Bandecchi, che attraverso Unicusano controlla le ‘ferelle’. «Confusione inaffidabile dell’attuale proprietà», questi i toni usati da Bandecchi nei confronti dei Rizzo. Come a dire, margini per trattare non ci sono più.
In questo contesto, è saltata così anche la prevista riunione dell’8 aprile tra Comune di Terni, Ternana e Stadium. Ad avvalorare, semmai ce ne fosse bisogno, lo scenario più drammatico. Quando le cose si mettono per il peggio, e ormai la direzione del club rossoverde sembra segnata, di solito comincia il balletto dello scaricabarile, delle colpe altrui, del ‘benaltrismo’. Insomma, il gioco del cerino.

E partono le idee fantasiose, come il possibile rientro di Massimo Ferrero, visto (questo si vero) a parlottare in quel di Guidonia con Claudia Rizzo e Giuseppe Mangiarano. Pochi minuti prima del match, fonte Ternana Calcio, a chi era presente allo stadio è stato subito comunicato, per evitare equivoci, che ‘viperetta’ era stato invitato ad assistere alla gara dalla società laziale e non da quella rossoverde. Chiaro che però la vicinanza fisica sugli spalti e qualche parola scambiata abbiano potuto ingenerare confusione. Tristissimo dirlo, ma questi non sono certo giorni di resurrezione per le Fere.






