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Home » Cessione Perugia, il bivio tra l’offerta vincolante di Arena Curi e il muro di Borras

Cessione Perugia, il bivio tra l’offerta vincolante di Arena Curi e il muro di Borras

Sul tavolo la cifra necessaria per rilanciare il Grifo. Ma la proprietà argentina frena e attacca: «Faroni è la salvezza»

di Redazione
19 Luglio 2026
in Sport, Top News
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Hernán García Borras

Hernán García Borras

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di Giovanni Cardarello

Il Perugia Calcio si trova di fronte a una delle settimane più cruciali della sua storia recente. Tra lunedì 20 e martedì 21 luglio 2026, il club biancorosso potrebbe cambiare radicalmente pelle e passare di mano.

Dopo mesi di estenuanti trattative, indiscrezioni e inevitabili tensioni, la cordata Arena Curi srl, guidata dal presidente Francesco Maria Lana, ha ufficialmente scoperto le carte presentando un’offerta vincolante per l’acquisizione del 100% delle quote societarie.

La palla passa ora alla proprietà argentina guidata dal presidente Javier Faroni, rappresentata in Italia dal Direttore Generale Hernan Garcia Borras. Ma la partita si preannuncia tutt’altro che semplice.

Cessione Perugia: c’è l’offerta vincolante. Cifre, scadenze e progetto sportivo

Il rilancio delle ambizioni

L’operazione imbastita da Arena Curi come anticipato da UmbriaOn poggia su basi finanziarie solide. I dettagli tecnici dell’offerta parlano di un piano complessivo da oltre 10 milioni di euro. La proposta prevede l’acquisto delle quote societarie ad una cifra simbolica, una importante buonuscita per Faroni e l’impegno da parte dei subentranti di accollarsi l’intera massa debitoria del club. Una cifra di poco inferiore ai 6 milioni di euro.

I restanti capitali verrebbero immessi nelle casse del club tramite capitali esteri e sponsor di rilievo per garantire la gestione corrente e allestire una squadra di alto livello in grado di puntare subito al ritorno in categorie più consone alla piazza di Perugia. Sul piano tecnico, il progetto prevede l’affidamento della gestione sportiva a una storica bandiera del Grifo dotato di competenza, rapporti ed esperienza Nazionale e internazionale nella gestione di club professionistici.

La resistenza di Borras e lo spettro dell’FBI

Dall’altro lato della barricata, la proprietà argentina non sembra intenzionata a fare passi indietro facilmente. Lo stato dell’arte vede le parti discutere su alcuni dettagli non marginali: l’attuale governance, scrive Nicola Agostini sulla Nazione Umbria, avrebbe infatti richiesto ad Arena Curi il pagamento delle mensilità degli stipendi di giugno.

Il Direttore Generale Hernan Garcia Borras, rientrato a Perugia dopo alcuni giorni trascorsi all’estero, ha alzato il muro difendendo l’operato di Javier Faroni. «Non abbiamo alcun obbligo di accettare l’offerta di Arena Curi. Resto sbalordito del fatto che la stampa locale presenti questa proposta come la salvezza del club. La salvezza del Perugia si chiama Javier Faroni», ha tuonato il dg a margine degli allenamenti.

Borras ha rivendicato la solidità finanziaria della gestione attuale, sottolineando che il Perugia è l’unica squadra di Serie C con la fideiussione di agosto già a posto grazie a un indice di liquidità superiore a 1.

Ma la posizione della proprietà è resa più fragile dalle notizie, rimbalzate ovunque, relative a un’indagine dell’FBI che coinvolgerebbe direttamente il presidente Faroni. Questa situazione sta inevitabilmente condizionando l’ambiente e spaventando il tessuto economico locale. Lo stesso Borras ha incassato nei giorni scorsi diversi «no» da parte di importanti imprenditori della zona a cui era stato chiesto un sostegno economico per rafforzare le cassa del club.

Le polemiche sulla gestione sportiva e il ‘Totodebiti’

Mentre le diplomazie lavorano fino alla scadenza di martedì, la piazza perugina ribolle. In città, come si legge sulla popolare pagina Facebook Un Venerdì da Grifoni, si è scatenato il cosiddetto «Totodebiti», con speculazioni continue sulle reali cifre del bilancio, sebbene i dettagli reali restino secretati nella due diligence pagata dai potenziali acquirenti.

Il malumore dei tifosi e degli osservatori è alimentato anche da una gestione sportiva degli ultimi due anni considerata fallimentare e priva di lungimiranza. Sotto accusa ci sono le scelte di mercato del dg Borras e i contratti onerosi ereditati o firmati. Emblematici i casi di Cristian Dell’Orco (32 anni, il più costoso in rosa con altri due anni di contratto, ma reduce da sole due presenze nel momento cruciale di marzo e aprile) e di Paolo Bartolomei (37 anni ad agosto, prima messo fuori rosa e poi reintegrato, con un minutaggio ridottissimo nel finale di stagione). Fa discutere anche il riscatto automatico di Luigi Canotto (32 anni), arrivato a gennaio e utilizzato per pochi spezzoni di partita, il cui ingaggio elevato blocca oggi il mercato in uscita.

A metà luglio, a fronte delle cessioni dei pezzi pregiati della rosa, il Perugia si ritrova a svolgere un ritiro blindato ai 40 gradi di Pian di Massiano. Un quadro desolante che Borras ha cercato di giustificare attaccando duramente l’ambiente, i social e la stampa locale, accusati di «parlar male» della società e di aver fatto saltare una trattativa di mercato biennale con un calciatore top ormai pronto a firmare.

Cosa succede adesso?

Le prossime 48 ore saranno decisive. L’amministrazione comunale segue lo sviluppo della vicenda in primissima fila e con enorme interesse.

Se Faroni e Borras accetteranno la proposta di Lana, per il Perugia inizierà immediatamente l’era targata Arena Curi. In caso contrario, l’attuale proprietà dovrà dimostrare nei fatti di poter garantire il futuro del Grifo, rimediando a un isolamento cittadino e istituzionale che si fa sempre più profondo

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