di M.L.S.
Catia Ferrara, ternana, è stata ricoverata all’Hospice di Terni, luogo che, nell’immaginario collettivo, viene associato alla fine della vita, al posto dove si va per concludere il percorso di un male incurabile. Invece non è così e Catia ne è un esempio. Ha superato un grande disagio sanitario e ora è tornata a una vita piena di forza e di gioia grazie all’Hospice. Catia ha preso carta e penna e ha scritto una commovente lettera per dire la sua e ringraziare tutto lo staff che la ha assistita.
«Poco tempo fa – scrive Catia – sono stata ricoverata all’Hospice di Terni per la terapia del dolore. Vorrei specificare una cosa importante: in Hospice non si va solo per morire, ma per vivere dignitosamente. Purtroppo c’è ancora chi critica senza essere informato, e per questo sento il bisogno di portare la mia testimonianza. Sono una malata oncologica e ho attraversato un periodo estremamente difficile, sia fisicamente che psicologicamente. Per sette mesi sono rimasta a letto con dolori lancinanti, incapace persino di alzarmi. È stato un tempo buio, in cui, purtroppo, ho avuto anche brutti pensieri. Il morale era a pezzi. Prima ho avuto il supporto a domicilio della straordinaria psicologa Laura Berretta, poi quello della dottoressa Manuela Margaritelli con le cure palliative, sempre a domicilio. Tempo prima mi avevano consigliato il ricovero nella struttura in cui operano, ma avevo rifiutato: non volevo lasciare la mia casa».
Con grande tenacia, però, aggiunge, «la dottoressa Margaritelli non ha smesso di starmi accanto. È venuta personalmente da me, mi ha parlato, mi ha rassicurata e alla fine mi ha convinta ad accettare il ricovero. E io, senza più timore, ho detto sì. Finalmente arrivò quel giorno. Sono entrata come paziente e ne sono uscita sentendomi un’amica, una sorella, quasi una madre per qualcuno. Non avrei mai immaginato di ricevere tanto amore. Mi hanno aiutata a rialzarmi, e questo è ciò che conta davvero: quando cadi, puoi sempre trovare qualcuno che ti aiuti a rimetterti in piedi. Ho ricevuto un insegnamento meraviglioso. In quella struttura non esistono pazienti di serie A o di serie B: siamo tutti uguali. Hanno un cuore immenso. Passavano continuamente nelle camere per chiederci se avessimo bisogno di qualcosa. Se ti vedevano sola, si fermavano a fare compagnia, a scambiare due parole, ti offrivano un caffè fatto con le loro mani. Ti offrivano il meglio, ma soprattutto lo facevano con il cuore».
Un grazie speciale da Catia va «alla caposala Daniela Crispoldi, agli infermieri Fabrizio Cappelletti, Carla Ceccarelli, Martina Corritoro, Daniela Desantis, Lucia Flora, Lucrezia Goretti, Carla Grancio, Chiara Picchioni, Irene Santori, Claudia Trionfetti, Veronica Trinoli. Un grazie anche agli OSS Luisa Bernardini, Massimo Berarducci, Paola Panfili, Alessia Pascucci, Stefano Romani, Anna Stellato. Un ringraziamento ai dottori Berretta Lava, Scatena Flavia, Bronzetti Settimio e Capitoli Cristiano. E un pensiero affettuoso agli allievi e agli infermieri, i miei ‘figliocci’. Sono rimasta ricoverata un mese. Posso dire solo cose positive. Quando arrivò il giorno delle dimissioni ho pianto tantissimo. Non me lo sarei mai aspettata. Avevo un nodo allo stomaco all’idea di lasciare quelle persone meravigliose, che per me erano diventate una seconda famiglia. Mi hanno riempita di gioia. Oggi – conclude Catia – grazie alla cura della mia dottoressa Manuela Margaritelli, riesco di nuovo a camminare con le stampelle, a parlare con le persone, a vivere. Sono rinata. Non finirò mai di ringraziare ognuno di loro, all’infinito».






