Se lo è ritrovato alle spalle e le sono bastati pochi istanti per riconoscerlo e ripiombare nell’incubo. Quello di una storia che voleva solo dimenticare e che, invece, si è materializzata di nuovo a distanza di mesi, mesi ‘di pace’ solo perché il soggetto era ristretto in carcere.
La storia è quella di una commessa poco più che 30enne che lavora in un supermercato di via Narni, in zona Cospea, e che sabato 27 dicembre, intorno all’ora di pranzo, mentre stava lavorando, si è accorta che un uomo era dietro di lei. Si è voltata, lo ha visto frugare nelle tasche in cerca di qualcosa, ed è fuggita verso gli uffici per chiedere aiuto ai colleghi. Lui era il 37enne di origini nigeriane che nel novembre del 2024, dopo una lunga e pesante vicenda, era stato condannato ad un anno e otto mesi, dal tribunale di Terni, per atti persecutori nei suoi confronti.
Un rapido conto che non tiene conto degli eventuali benefici di legge, colloca intorno al mese di luglio 2026 l’uscita dal carcere del soggetto dopo la condanna. Ma evidentemente si sono create le condizioni per giungere al ‘fine pena’ proprio in questi giorni di Natale. E, come nulla fosse, il 37enne – gravato da numerosi precedenti – è tornato nel supermercato che in passato lo aveva visto protagonista di minacce, insulti, oscenità ai danni della dipendente, peraltro senza un motivo particolare o chiaramente individuabile, se non nella personalità dell’uomo che sarebbe anche dedito all’alcol.
Sabato, dopo l’agghiacciante – per la vittima – incontro, il soggetto non ha palesato atteggiamenti aggressivi o molesti. Ha comprato una birra ed è uscito. Ma domenica mattina è tornato di nuovo lì, e la donna non era di turno. La vicenda è tornata all’attenzione della questura, con la Volante che è intervenuta – sabato – sul posto ed ha verbalizzato l’accaduto. Sembra che dopo la scarcerazione, il 37enne sia stato condotto in un Centro di permanenza e rimpatrio ma, dopo aver chiesto asilo per motivi umanitari, avrebbe fatto ritorno a Terni con il primo autobus utile.
Di certo, tutto la donna si aspettava, meno che dover rivivere un incubo che in questi anni l’ha profondamente segnata. Una storia che sperava conclusa e che invece è tornata a galla. Ora è lei la prima a sperare che si creino rapidamente le condizioni per un rimpatrio, tema – quello dei rimpatri – su cui la questura e il questore Michele Abenante hanno dimostrato un’attenzione seria, anche più che in passato. Per la donna, ora, solo pensieri d’angoscia, perché è impossibile prevedere cosa abbia nella testa colui che era stato denunciato, arrestato, colpito dal divieto di avvicinamento, condannato in via definitiva ed ora ha riacquistato la libertà. Ed è tornato a cercarla.
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