Lutto a Terni per la scomparsa dell’architetto Aldo Tarquini, 79 anni, morto dopo una lunga malattia. Per oltre trent’anni punto di riferimento dell’urbanistica cittadina, è stato responsabile tecnico del settore dal 1972 al 2009, firmando piani e progetti che hanno segnato lo sviluppo della città.
Dal 2009 al 2013 aveva ricoperto anche l’incarico di city manager, affiancando all’attività amministrativa quella accademica come docente nelle facoltà di architettura de La Sapienza e Roma Tre.
Chi vorrà, potrà rendergli omaggio giovedì 19 febbraio alla Casa Funeraria Rossi di via dei Gonzaga, a Terni. Per sua volontà non si terrà una cerimonia pubblica: la cremazione avverrà in forma privata. Tante le testimonianze di cordoglio pubbliche, in ricordo di Aldo Tarquini e segno di vicinanza ai suoi cari. Ne riportaimo alcune.

Carlo Emanuele Trappolino e Leopoldo Di Girolamo, il primo segretario provinciale ed il secondo comunale del Pd di Teroi, lo ricordano così: «Aldo Tarquini lascia un segno profondo nella storia e nella cultura moderna della città di Terni. Ha trascorso tutta la sua vita professionale a pensarla, a disegnarla e a farla vivere materialmente, socialmente e culturalmente, la sua città, a fianco di maestri come Ridolfi, Frankl, Portoghesi, forte di una cultura profonda e raffinata, non solo di architetto e di urbanista, ma di intellettuale umanista a tutto tondo. Intorno a lui, negli uffici dell’urbanistica del Comune di Terni sono cresciute, alla sua scuola, generazioni di giovani capaci. Siamo orgogliosi del fatto che sia stato per tutta la vita uno dei nostri: pur geloso della sua autonomia, indipendenza, libertà di pensiero, il suo lavoro e il suo impegno hanno avuto sempre come bussola i valori della democrazia e del progresso. Ha sempre pensato Terni come la città di tutti, in cui nessuno viene lasciato indietro, e questa sua idea forte continuerà ad ispirare il nostro sforzo, ora più che mai. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo in chi ha avuto il privilegio di conoscerlo, di lavorarci insieme, di volergli bene. Il cordoglio e la vicinanza del Partito Democratico di Terni ai suoi cari».
Il senatore del Pd, Walter Verini, lo ricorda come «un protagonista autentico dei cambiamenti della sua Terni, un intellettuale che ha fatto della scienza urbanistica e dell’architettura la ragione della sua vita. E lo ha fatto lasciando un segno forte anche nella regione e nel Paese. La sua generazione, e lui stesso, ha fatto dello studio, della cultura e del confronto anche lo strumento per cambiare in meglio la vita delle città e la società. Aldo ha perciò sempre intrecciato il suo lavoro di progettazione, le sue ricerche, le sue pubblicazioni con l’impegno politico e civile, fondato sugli ideali e i valori forti della Terni industriale ed operaia e sulla concretezza riformista. I suoi interventi avevano il fascino della profondità di pensiero. E ha sempre servito con ‘disciplina e onore’ la cosa pubblica. Ai suoi familiari vanno le mie condoglianze».
Il consigliere regionale del Pd, Francesco Filipponi, rende omaggio ad «una figura che ha rivestito una notevole importanza per Terni. Un uomo che ha avuto una visione della città e del suo sviluppo. Esprimo le mie condoglianze ai familiari».
«Con Aldo Tarquini – scrive l’ex consigliere comunale Alessandro Gentiletti – se ne va un gigante che merita di essere ricordato con gratitudine. Lo conobbi pochi anni fa, alla presentazione di un libro in Bct sulle trasformazioni della città di Terni, della professoressa Cecilia Cristofori. Si presentò lui. Parlammo a lungo. Fui profondamente affascinato dalla sua cultura e dalla sua lucida ironia. Portava, con profonda e seria leggerezza, il peso del suo nome e di quello che aveva rappresentato per Terni. Consapevole che quando si hanno ruoli di primissimo piano come li ha avuti lui e si ha il coraggio di prendere decisioni, ci sono sempre due popoli e non bisogna averne paura. È grazie a lui se aree fino a pochi decenni fa inesistenti, sono state riqualificate. Se la città è urbanisticamente un po’ più accogliente, più moderna e all’altezza delle sue aspirazioni, ancora incompiute. Di amministratori e manager così, capaci di avere una visione di insieme e un orizzonte programmatico chiaro, ce ne sono purtroppo sempre meno, quando ce ne sarebbe davvero sempre più bisogno».






