A quarant’anni dalla scomparsa dell’ingegnere e architetto Cesare Pascoletti (1898-1986), figura di rilievo dell’architettura italiana del Novecento, anche Terni ricorda il progettista che negli anni Sessanta lasciò nel cuore della città una significativa testimonianza del suo lavoro: l’edificio che opita la storica sede dell’ex Cassa di Risparmio di Terni e Narni, in corso Tacito.
Nato nel 1898 a Povoletto, in provincia di Udine, Pascoletti si formò al Politecnico di Torino, dove entrò in contatto con la cultura architettonica che cercava di conciliare tradizione e innovazione. Dopo la laurea si trasferì a Roma con l’obiettivo di lavorare con Marcello Piacentini, allora uno degli architetti più influenti del Paese. La collaborazione con Piacentini lo portò a partecipare a importanti interventi urbanistici e architettonici e a confrontarsi con il dibattito sull’architettura moderna che attraversava l’Europa tra gli anni Trenta e il dopoguerra.

«Un progettista colto e internazionale»
A ricordare la figura di Pascoletti e la sua opera è il presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Terni, Stefano Cecere. «Pascoletti – afferma – è stato un progettista completo e molto colto. La sua formazione si colloca in un momento di grande trasformazione dell’architettura europea. Lavorando con Piacentini, entrò in contatto con una cultura architettonica che cercava di trovare un equilibrio tra il linguaggio classico della tradizione italiana e le nuove istanze del Movimento moderno».
Nel corso degli anni Trenta Pascoletti ampliò ulteriormente il proprio orizzonte culturale confrontandosi con le esperienze dell’architettura europea. Un viaggio in Germania gli consentì di conoscere le opere di architetti come Erich Mendelsohn e Paul Bonatz, esperienze che contribuirono a definire un linguaggio architettonico personale, fondato sulla forza plastica dei volumi e sull’uso espressivo della materia.
«La sua architettura – continua Cecere – è caratterizzata da una composizione severa ed essenziale. Pascoletti lavorava molto sulla relazione tra luce e ombra, tra superfici murarie compatte e aperture profonde, creando edifici nei quali l’espressività nasceva dalla costruzione stessa».

L’unica opera ternana
A Terni il nome di Pascoletti è legato alla nuova sede della Cassa di Risparmio di Terni e Narni, realizzata nel 1966 lungo corso Tacito, accanto allo storico palazzo Montani Leoni. «Si tratta di un intervento molto interessante – osserva il presidente dell’Ordine degli architetti di Terni -. Pascoletti fu chiamato a progettare l’ampliamento della sede bancaria in uno dei punti più sensibili del centro storico. La soluzione adottata fu quella di realizzare un edificio moderno ma capace di dialogare con il contesto urbano».
Il progetto si caratterizza per un volume compatto e per una composizione estremamente rigorosa delle facciate, scandite da un ritmo regolare di aperture. Il linguaggio architettonico è sobrio, privo di decorazioni superflue, e riflette quella cultura progettuale del dopoguerra che cercava una modernità misurata e inserita nella continuità della città storica. «È un’architettura che non cerca il gesto spettacolare – sottolinea Cecere -. Al contrario, mostra una grande attenzione al rapporto con lo spazio urbano e alla qualità dei materiali».
Il recente restauro
L’edificio progettato da Pascoletti continua ancora oggi a svolgere funzione bancaria ed è attualmente utilizzato da Intesa Sanpaolo. Negli ultimi anni il fabbricato è stato oggetto di un importante intervento di restauro che ha aggiornato l’immagine dell’edificio e migliorato le sue prestazioni funzionali. Tra gli interventi più evidenti, la sostituzione del rivestimento originario in granito con lastre di pietra di Santa Fiora, materiale che restituisce alla facciata una tonalità più calda e in maggiore sintonia con il contesto storico del centro cittadino. «È stato un intervento significativo – commenta Stefano Cecere – perché ha aggiornato l’edificio mantenendo però riconoscibile l’impianto architettonico originario di Pascoletti».
Un’eredità da riscoprire
La carriera di Pascoletti attraversò oltre mezzo secolo di architettura italiana, dagli anni Venti fino agli anni Ottanta, con più di cento opere realizzate tra edifici pubblici, sedi bancarie, palazzine e interventi urbanistici. «Ricordare Pascoletti oggi – conclude il presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Terni – significa riscoprire una stagione dell’architettura italiana in cui il progetto era profondamente legato alla città e alla sua dimensione civile. Anche opere apparentemente discrete, come quella ternana, contribuiscono a costruire la storia architettonica del nostro territorio». A quarant’anni dalla sua scomparsa, l’architetto friulano continua dunque a dialogare con il paesaggio urbano della città attraverso quell’edificio che, nel cuore di Terni, rappresenta ancora oggi un segno della modernità del secondo Novecento.






