di Francesca Torricelli
Una storia personale che diventa denuncia, e che tocca un tema delicatissimo: quello del rispetto dovuto a chi vive il dolore della perdita. Cristian, cittadino ternano, ha deciso di raccontare il suo caso a umbriaOn. Un caso che, assicura, «non riguarda solo me». Altre tre o quattro persone che conosce starebbero vivendo una situazione molto simile.
«Nel 2022 ho perso mio padre – racconta – e, non avendo ancora la tomba definitiva, ho dovuto prendere un loculo momentaneo in appoggio. Tutto regolare, tutto scritto: al momento dell’acquisto della tomba, una parte dei soldi spesi per il loculo provvisorio mi sarebbe stata restituita. Era ciò che prevedeva l’iter, con carte firmate e certificate».
Cristian la tomba l’ha poi acquistata. Ha spostato il padre nel luogo definitivo. E, come previsto dalla procedura, si è presentato agli uffici comunali competenti per ottenere il rimborso dovuto. «Da lì – spiega – è iniziato un calvario fatto di rinvii continui, scuse, mancanza di fondi, tempi lunghi. Ogni volta un motivo diverso. Ogni volta un altro ‘torni più avanti’. Così da anni».
Il punto, assicura, non è solo economico. «Nel momento del dolore più grande ho pagato tutto quello che c’era da pagare. Ero frastornato, provato. Ma oggi non parlo di soldi: parlo di principio, di rispetto, di dignità della persona. Se ci sono delle carte che dicono che quel rimborso mi spetta, allora lo pretendo. Non per capriccio, ma per correttezza verso mio padre e verso me stesso».
Una situazione che lo ha portato anche a rivolgersi a un avvocato: «Mi aiuterà a ottenere ciò che è mio diritto. Andrà come andrà, ma io vado avanti fino in fondo. Lo devo alla memoria di mio padre». Cristian ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda perché altri non si trovino nella stessa condizione: «Non sono il solo – ribadisce – e non è giusto che chi vive un lutto debba affrontare anche un percorso così complicato».






