Il ritrovo in piazza della Repubblica, in un clima freddo che poi si è andato via via scaldando da ogni punto di vista, con il corteo che ha raccolto al suo apice oltre un migliaio di persone. Quelle giunte fino in piazza Tacito, ieri mattina, per chiedere le dimissioni del sindaco di Terni Stefano Bandecchi, in questi giorni a Cipro (rientrerà martedì). In corteo con striscioni, bandiere e cartelli, le forze del centrosinistra – Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Rifondazione Comunista, Partito Socialista Italiano -, la Cgil che già aveva manifestato venerdì anche a Terni a sostegno del popolo palestinese, diverse associazioni e semplici cittadini.
Fra cori, slogan e inviti a dimettersi, i manifestanti hanno attraversato corso Tacito fino a raggiungere la piazza dove si sono susseguiti diversi interventi, con una delegazione – composta da rappresentanti delle varie realtà che hanno partecipato alla protesta, fra cui due parlamentari: Emma Pavanelli (M5S) ed Elisabetta Piccolotti (AVS) – che è stata ricevuta dal prefetto Antonietta Orlando. In quella sede, sono state esposte tutte le ragioni – a partire dal mancato rispetto dell’articolo 54 della Costituzione Italiana – che dovrebbero, secondo i manifestanti, portare ad un intervento del ministero dell’Interno e quindi del Governo nei confronti di Stefano Bandecchi. «Il prefetto – osserva il consigliere comunale del Pd Pierluigi Spinelli – ha preso atto di ciò che noi, e nel tempo gli stessi parlamentari, abbiamo sollevato e ci ha detto che continuerà a confrontarsi con il ministero per monitorare una situazione che, a nostro giudizio, è oggettivamente intollerabile».
Alla protesta, dopo le pesanti contestazioni prima e durante il consiglio comunale di lunedì scorso, ci si è arrivati dopo le dichiarazioni e i post del sindaco sul popolo palestinese e i bambini di Gaza. Ma il ‘conto’ della protesta ha riguardato – come sottolineato durante gli interventi che si sono susseguiti in piazza – «gli atteggiamenti minacciosi, aggressivi, gli insulti del primo cittadino anche alle donne». E poi «l’opacità di operazioni come stadio-clinica. Una linea fatta di attacchi scomposti e costanti agli avversari politici, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti».
A parlare sono stati, nell’ordine, Paola Gigante (Terni Donne), Lorenzo Carletti (Rifondazione Comunista) ‘reduce’ dal testa a testa di una settimana fa con lo stesso Bandecchi sotto il Comune, Tommaso Sabatini (Arci), Giuseppe Chianella (PSI), Silvia Menecali (Civiltà Laica), Daniele Pica (M5S), Barbara Silvestrini (Cgil Terni), Valentina Persichetti (Sinistra Italiana), Giulia Grani (Esedomani), Francesca Arca (Europa Verde), Pierluigi Rainone (VAS Terni e Narni), Cosmina Ioan (Pd), Giorgio Tropeoli (Una Regione per restare) con l’aggiunta, in termini di presenza, delle associazioni ‘Uomini contro la violenza sulle donne’ e ‘Jonas Club’. Tutti accomunati da un concetto espresso anche in uno degli striscioni: «I cittadini ternani sono migliori di chi li governa» e l’impegno a dare continuità a un’iniziativa «che non deve restare solo una bella giornata di democrazia con la prova ‘muscolare’ di oggi, ma deve diventare proposta e alternativa».






