Riceviamo e pubblichiamo.
Mi chiamo Roberta Sala. Qualcuno si ricorderà di me, qualcuno no… La sventurata caduta da una grata, il 17 maggio 2017, mi ha fatto compiere un volo di quattro metri, distruggendo entrambe le gambe e compromettendo due vertebre della colonna. Forse qualcuno ricorderà, ma sicuramente chi dovrebbe avere ben presente la mia tragedia non è cosciente della vita devastata che sono costretta a vivere quotidianamente da quel maledetto giorno.
Parlo di tutti quelli che, pur di ‘speculare’ sulla mia disgrazia, si accaniscono con cavilli burocratici e leggi su leggi. Uno Stato che dovrebbe tutelare i più fragili permette a questi ‘sciacalli’ di speculare su una povera handicappata, perché questo sono diventata, e non per mia responsabilità.
In tanti, troppi, affermano: «Non è nostra responsabilità, ma di altri…». Siete deplorevoli, siete spregevoli. Quanto desidererei che, anche solo per pochi giorni, poteste provare i dolori che io sono costretta a sopportare da nove lunghissimi anni. Dopo, vediamo se continuereste ad accampare cavilli burocratici e inutili leggi solo per prendere altro tempo, sperando che la ‘signora Sala’ schiatti prima di ottenere il risarcimento.
È impossibile che una causa come la mia possa durare più di dieci lunghi anni, ma la fantastica legge italiana glielo permette. Ora vi dico grazie. Grazie per tutte le sofferenze che provo quotidianamente. Grazie per non farmi neanche riuscire a fare le fisioterapie, perché tanto prima o poi morirò (questa è la vostra speranza). Grazie per prendere tempo. Grazie per ogni lacrima che ogni giorno verso per la rabbia e il dolore. Grazie di tutto cuore.
Il mio desiderio più grande è lasciare questa Italia, con una legge offensiva per chi soffre e avrebbe diritto almeno a una vita dignitosa, vedendosi riconoscere il risarcimento per una vita distrutta.





