di Maria Luce Schillaci
Tra i diplomati della scuola di lingua e cultura italiana della parrocchia di Santa Croce c’è anche Fatiha El Afghani, la donna di origini marocchine aggredita a martellate dal marito lo scorso 9 maggio a bordo di un autobus a Stroncone. Lunedì si è svolta la consegna degli attestati e la 44enne, ricoverata da quel tragico giorno all’ospedale di Terni in condizioni molto gravi, è stata rappresentata da un’amica, anche lei fra gli studenti del corso, che vive della passione e dell’impegno del parroco, don Roberto Cherubini, e di oltre trenta insegnanti volontari.
A ricevere l’attestato, lunedì pomeriggio, nei locali della parrocchia di via Cavour, sono state circa 300 persone provenienti da ben 27 nazionalità dei quattro continenti. Alcuni vivono a Terni soltanto da poche settimane e stanno affrontando le pratiche per il permesso di soggiorno e la residenza. Altri, invece, sono in città da anni e hanno scelto la scuola per migliorare la conoscenza della lingua italiana e integrarsi sempre di più nel tessuto sociale.
Il gruppo più numeroso è quello dei cittadini bengalesi, seguito da pakistani, marocchini, egiziani e turchi. Non mancano studenti provenienti da Paesi più lontani come Nepal e Cina, ma anche da Russia, Ucraina, Iran, Libano, Palestina, Kurdistan, Siria e Iraq.
Quella di Santa Croce non è una scuola come le altre. Nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento per l’integrazione sociale, capace di offrire non solo l’apprendimento della lingua italiana, ma anche un luogo di incontro, sostegno e condivisione. Per molti rappresenta il primo contatto con la città, un aiuto concreto per orientarsi, creare nuove relazioni e costruire il proprio futuro.
La scuola è stata fondata da don Roberto Cherubini, affiancato da oltre trenta insegnanti volontari di lingua e cultura italiana. Durante la cerimonia, il parroco ha rivolto un pensiero a Fatiha e alle tante donne vittime di violenza.
«All’inizio – spiega don Roberto – sembrava un incontro improbabile, ma con il tempo Santa Croce è diventata un felice crocevia di persone diverse: immigrati, professori volontari ternani, giovani in ricerca, stranieri che ormai parlano con l’accento di queste parti, bambini del catechismo e persone che passano per offrire un aiuto concreto a chi è in difficoltà, donando abiti o semplicemente il proprio tempo libero. La parrocchia diventa così, di volta in volta, scuola di italiano, luogo di incontro interreligioso, mensa comune durante le feste, casa nella quale far crescere i sogni e trasformarli in sguardi felici, oltre che naturalmente luogo di celebrazione liturgica e di preghiera comunitaria e personale».






