di F.T.
«Qualcuno ci ascolta, altri no, ma poi alla fine non accade mai nulla e nessuno si prende responsabilità. Ma il disagio c’è, riguarda più persone, e qualcosa va fatto. Speriamo di utile».
A parlare è un gruppo di studenti – e qualche genitore – del corso di laurea in scienze infermieristiche di Terni, parliamo dell’Università degli Studi di Perugia. Qual è il problema? «Le bocciature quasi costanti e ‘di massa’ in un esame del corso, con tutto ciò che ne consegue». Bene, studiate di più e meglio, ci verrebbe da dire.
«Ma le cose non sono come sembrano, c’è una storia dietro». Storia che, se a conti fatti vede l’oggettività di una percentuale relativamente bassa di promossi, dall’altro ipotizza un problema ‘a monte’. Risolvibile? Si vedrà.
«Già non era semplice superare istologia prima di ‘quel fatto ‘– dice uno studente –, figuriamoci dopo. E infatti abbiamo registrato una ‘stretta’ ulteriore che, sinceramente e appellandoci al buonsenso di tutti, è ora di provare a superare».
Ma quale sarebbe il ‘fattaccio’, senza tanti giri di parole? Si tratta di un esame di poco più di un anno fa, dove le domande del test – dopo una ‘fuga’ – sarebbero iniziate a circolare fra il secondo gruppo di studenti che ha poi sostenuto la prova. Tutti promossi e apriti cielo.
Quel test non venne invalidato e i numeri raccontarono subito il contrasto fra i promossi (100% nel secondo gruppo) e le medie più o meno consolidate del corso. «Da allora la situazione si è inasprita, ci sono anche aspetti che non ci convincono. Ma il tema resta quello di un chiarimento che sin qui non è avvenuto e che, chissà, potrebbe consentirci, se non di rendere tutto normale, quantomeno di riportare un po’ di serenità agli esami».
Con meno giri di parole: c’è chi di fronte a bocciature ripetute sta andando in difficoltà. «Per ora, niente più borse di studio» attacca un giovane. «Non posso svolgere tirocini formativi», aggiunge un altro. «All’orizzonte c’è un problema relativo proprio alla conclusione del corso di studi, alla laurea – dice una madre -. E prima di vedere mia figlia ‘fuori corso’, con tasse ulteriori da sborsare, ragioneremo anche sull’opzione di cambiare università».
Ma non si può perdere di vista l’ordine delle cose: «Studiate di più e meglio e vedrete che ogni cosa andrà al suo posto», ripeterebbe l’inamovibile genitore o docente. «Venite a parlare con noi che vi spieghiamo quanto è complicato», replica lo sconsolatio studente.






