di Giovanni Cardarello
C’è chi 470 chilometri non li percorre nemmeno in auto per un lungo viaggio, e chi invece decide di affrontarli spingendo sui pedali per ventiquattro ore filate, senza chiudere occhio, sfidando il gelo della notte di febbraio e pendenze che toglierebbero il fiato a chiunque. Quell’atleta è la ternana Sara Mazzorana che lo scorso weekend ha firmato l’impresa alla ’24h Extreme’, gara di ultracycling andata in scena tra il 28 febbraio e il 1° marzo a San Giovanni Incarico, nel Frusinate.

I numeri di un’impresa
Il tabellino finale di Sara racconta una realtà ai confini del possibile: 477 chilometri percorsi e ben 7.808 metri di dislivello positivo. Un circuito di quasi 40 chilometri (toccando i borghi di Ceprano, Falvaterra, Pastena e Pico) ripetuto ossessivamente per un giorno intero. Numeri che le hanno valso il primo posto assoluto nella categoria femminile, confermandola come una delle punte di diamante del movimento ‘ultra’ nazionale.
Dal professionismo alla sfida con sé stessa
La storia sportiva di Sara Mazzorana è quella di un talento naturale esploso tardi ma con forza dirompente. Dalle prime uscite domenicali a 19 anni, ai successi nel mondo amatoriale (campionessa italiana MTB e mondiale Gravel), fino al salto nel professionismo su strada con il team Isolmant. Un mondo, quello del professionismo, da cui Sara ha deciso di allontanarsi scegliendo di tornare alla purezza della fatica estrema. «Il mio istinto sportivo è sempre stato quello di fare più di quanto mi venisse chiesto», racconta. «Se l’allenatore mi diceva tre ore di allenamneto, io ne facevo sei. Ho capito che la mia strada era l’ultracycling, dove lo sfinimento fisico diventa una sfida mentale».

Un messaggio oltre lo sport
Ma dietro i chilometri e la polvere c’è una missione più profonda: la visibilità dello sport femminile. «Faccio queste cose per trasmettere il messaggio che le donne non valgono meno degli uomini. Spesso veniamo messe in secondo piano, ma vi assicuro che la nostra fatica, anche per ragioni fisiche e chimiche, è uguale se non superiore». L’impresa è arrivata in un momento personale non semplice, a pochi giorni dalla mancata conferma lavorativa che l’ha lasciata a casa. Ma Sara non si è persa d’animo, trasformando la delusione in grinta sui pedali: «Febbraio è un mese tosto per gareggiare 24 ore, le temperature notturne sono proibitive ma volevo esserci».
Obiettivo Coppa Italia
Vinta la prima battaglia, la ‘guerra’ per la Coppa Italia di Ultracycling (WUCA) è appena iniziata. La ’24h Extreme’ era infatti la prima tappa di un circuito che vedrà Sara impegnata in altre sfide massacranti, come la 24 ore del Montello. L’obiettivo è chiaro: portare il nome di Terni sul gradino più alto del podio nazionale, continuando a pedalare contro i pregiudizi e oltre ogni limite umano.






