di Maria Luce Schillaci
Secondo libro per Stefano Bufi. A un anno dalla sua prima fatica letteraria, ‘L’odore della carta’, esce ‘Se non io chi’, un romanzo non-fiction su una vicenda attuale, intensa e coinvolgente, che mette di fronte ai drammi del nostro tempo. Nato a Narni, Stefano Bufi vive a Terni dove ha esercitato l’attività professionale di ingegnere, attivo soprattutto nel settore dell’urbanistica. Ha ricoperto incarichi amministrativi nelle istituzioni umbre, segnatamente nel Comune di Terni.
La trama
Il libro racconta la storia vera di un giovane svedese, Edvard Selander Patrignani, un doppio cognome che svela non lontane origini italiane: è infatti nato da genitori svedesi ma con una nonna italiana che ha vissuto sempre in Svezia e altri parenti in Italia. Edvard Selander Patrignani, tenente nell’aviazione di Svezia, sulla spinta di motivazioni ideali parte volontario per l’Ucraina nell’aprile del 2022, appena un mese dopo l’inizio della guerra a causa dell’invasione russa, contro il parere dei genitori e della famiglia tutta.

La storia si dipana nella cornice di un ricongiungimento tra il ramo svedese e quello italiano della famiglia. Maria Patrignani, napoletana, nei primi anni ’50 del novecento conosce un ufficiale svedese in vacanza in Italia, si innamorano e si sposano e lei va a vivere tutta la sua vita in Svezia, al seguito di un marito, appartenente ad una famiglia importante, che fa carriera nell’esercito fino a diventare negli anni ’70 l’attendente del re Gustavo Adolfo VI; con lui ha figli e nipoti, il primo e il prediletto è appunto Edvard.
Nel 2020, ormai anziana, Maria sente il bisogno di rintracciare i parenti italiani con i quali aveva perso ogni contatto: si ritrovano e si incontrano nell’estate del 2021 a Sorrento in un’affollata reunion familiare, di cui uno dei partecipanti era appunto il giovane Edvard, in cui si conoscono e fraternizzano gli uni con gli altri. Otto mesi dopo sulla chat di famiglia nel frattempo istituita compare la notizia che Edvard si era dimesso dalle forze armate svedesi ed era partito volontario per l’Ucraina.
«Un giorno dell’autunno del 2023 – racconta Stefano Bufi – incontro Carlo Patrignani, un mio cugino di secondo grado, figlio di una cugina di mia mamma, che mi dice di aver ritrovato dei parenti che vivevano in Svezia e mi racconta appunto questa storia che mi colpisce subito, profondamente, per la sua attualità, la sua forza, il suo significato, la scelta di un giovane che lascia tutto per seguire i suoi ideali, per impegnarsi in quello in cui crede, in quello che a lui in quel momento sembra giusto fare: aiutare gli ucraini a difendere la loro terra e difendere così i principi di libertà e i valori della civiltà europei che lui sente minacciati dall’espansionismo di Mosca. Una scelta di coraggio, di responsabilità civile, di impegno, una scelta che trova il suo fondamento nello spirito di sacrificio di Edvard, che affonda le sue radici nella passione che lui aveva per la antica filosofia stoica, una passione che lo porta a portare con sé in Ucraina un unico libro, ‘I pensieri’ di Marco Aurelio. Così decido di scrivere questo libro, di raccontare questa storia».

Edvard fa inizialmente l’istruttore dei soldati ucraini a Kiev, poi si unisce ad un gruppo di un centinaio di altri volontari provenienti da tutte le parti del mondo, viene costituita una brigata militare che viene associata all’esercito ucraino e va in prima linea nel Donbass dove sarà impegnato in diversi scontri a fuoco per contrastare l’avanzata russa. Tornerà in Svezia a fine agosto chiuso in una bara di zinco: i genitori e la nonna Maria non lo rivedranno più e a settembre i parenti italiani voleranno in Svezia per partecipare al suo funerale a Uppsala.
«Sono volato anche io in Svezia esattamente due anni fa, a febbraio del 2024 – dice Bufi – per scrivere questo libro, sono andato a conoscere i luoghi dove Edvard aveva vissuto e soprattutto a conoscere i suoi genitori, Marco e Britta: sono loro che mi hanno raccontato quello che è successo in Ucraina, loro e addirittura un commilitone di Edvard, che Marco mi ha fatto incontrare, che aveva condiviso con lui i tre mesi di guerra. Con Marco siamo diventati amici, ci sentiamo spesso: questa vicenda ha rappresentato per me un coinvolgimento emotivo molto forte, credo che senza questa partecipazione umana non avrei potuto scrivere il libro nella maniera in cui l’ho scritto, soprattutto non avrei scritto così quelle riflessioni sul sacrificio, sull’aspirazione all’immortalità, sul dolore per la perdita di un figlio che costituiscono la conclusione emotiva e ideale del libro».
‘Se non io chi’ è in libreria da sabato 24 gennaio. Sono in corso di organizzazione due presentazioni, una a Roma e l’altra a Terni, in date ancora da definire; alla presentazione romana, che si svolgerà alla presenza delle ambasciatrici di Svezia e di Ucraina a Roma, parteciperanno i genitori di Edvard che verranno appositamente in Italia per l’occasione.






