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Home » Terni: Simone Schippa in Africa per aiutare. «Il futuro di questi bimbi dipende da noi»

Terni: Simone Schippa in Africa per aiutare. «Il futuro di questi bimbi dipende da noi»

di Fabio Toni
8 Agosto 2023
in Attualità, Opinioni
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
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di Simone Schippa

Mi chiamo Simone Schippa, sono un vigilie del fuoco e nel tempo libero aiuto chi è meno fortunato di me in Uganda, Zambia, Tanzania e Rwanda. Conobbi l’Africa nel 2007, all’età di 23 anni, grazie al dottor Mario Gallini presidente dell’As.So.S. (associazione solidarietà e sviluppo) di Terni. Arrivai nella culla dell’umanita come volontario, veicolato dalla curiosità di vivere quelle terre lontane. Solo dopo qualche anno divenni tutor dell’associazione e promotore di raccolte fondi.

Quando si parla d’Africa la gente si immagina con orrore pericoli come l’incontro con un leone, un elefante o una iena. Mentre lì i nemici sono quasi del tutto invisibili o apparentemente silenziosi, come le zanzare che ogni anno in Africa mietono 400 mila vittime, l’80% delle quali sono bambini sotto i 5 anni.

Io stesso mi ammalai di malaria e una volta tornato in Italia, sentii la necessità di mettermi alla ricerca di fondi per sostenere le persone meno fortunate di noi attraverso l’As.So.S. Cosi decisi di fondare ‘SimonandFriendsxAfrica’, un gruppo di amici sempre pronti a promuovere iniziative a favore dell’As.So.S.

La principale raccolta fondi avveniva con il memorial ‘Armeni, Borgia, Filipponi, Marchetti, Arcidiacono’, un torneo di calcio e una gara di motocross per ricordare alcuni amici scomparsi facendo del bene. Non ho lo smartphone né tanto meno un profilo Facebook o Instagram, ma al ritorno da un viaggio in Tanzania sono stato persuaso dalla dottoressa Silvia Pasqualini del ‘Il Corpo e la Mente’ e da un mio collega, Marco Carofei, ad aprire il profilo Instagram SimonandFriendsxAfrica.

Vorremmo eclissare l’idea secondo cui le Ong o le Onlus sono organizzazioni speculative, polarizzando l’attenzione su persone sensibili come tutti noi che hanno una propensione filantropica senza esser guidati da interessi economici. Così a giugno siamo partiti per lo Zambia dove ci era stato detto che c’era una scuola che aveva urgente bisogno di essere aiutata.

L’arrivo in Zambia è stato piacevolmente sorprendente. Si atterra nella capitale Lusaka su un altopiano di 1.400 metri. La mattina è fresco mentre già a mezzogiorno il caldo è insopportabile. Il termometro arriva a segnare 35 gradi con il sole che picchia forte. Il sudore infatti mi scende copioso dalla fronte alle guance fino al colletto della maglietta, ma non credo sia solo colpa dell’afa. Forse c’entra l’emozione di vedere quella scuola ubicata in una baraccopoli angusta, fatiscente e dal fetore costante. Frequentata da un numero di bambini che varia dai 60 ai 108, a seconda dei giorni, che sono sempre entusiasti di vedere un ‘muzungu’, cioè un uomo bianco in lingua swahili.

La loro scuola è senza il tetto, sedie e banchi. Lo sconforto è stato tanto vederli in quelle condizioni. Eppure mi devo ricredere: la loro è una scuola dove, più che imparare le nozioni dai libri, imparano a vivere. Anche perché i libri non li hanno, o quelli che hanno sono sudici e consumati. Tanto è vero che sono stati i libri le prime cose che SimonandFriends ha comprato grazie alle donazioni degli amici.

Cosi dall’iniziale sconforto ho iniziato a ridere. Perché adesso sono ancora più ricco di prima: di vita, di sorrisi, di giochi, di gesti. Nelle mie settimane lì ho mangiato con questi bambini, ho regalato loro le colazioni, ho comprato libri e ho parlato con l’insegnate, talmente giovane da chiedersi se la scuola l’abbia mai finita davvero. Sono stato sotto il sole cocente durante il giorno, intirizzito la notte eppure felice ma non felicissimo.

La massima felicità sarebbe di riuscire a dare continuità a questo progetto. I bambini all’interno della baraccopoli sono sicuramente quelli che stanno peggio: denutriti, ammalati e in condizioni penose quanto ad abbigliamento e qualità di vita. Quasi tutti hanno la tosse, manifestazione di polmoniti pregresse non curate o qualche malattia della pelle. E combattono la sete sorseggiando strani miscugli di liquidi perché ovviamente l’acqua è poca. Guardandoli negli occhi viene spontaneo chiedersi quale futuro possano avere questi bambini.

La cosa incredibile, e forse nello stesso tempo dignitosa e umiliante, è che a loro basta una caramella per esplodere in un sorriso felice, nonostante siano in una condizione che, per chiunque provenga da occidente, sarebbe totalmente inaccettabile. Ancora più sconvolgente è il pensare che questa infanzia negata rappresenta un bacino di reclutamento per la malavita dove i bambini-giovani sventurati sprofondano in un inferno ancora più angosciante.

Non vi è dubbio che questi bambini orfani, o provenienti da famiglie alla soglia della sopravvivenza, dovranno sempre trascinarsi dietro il fardello delle atrocità viste e patite. Se un giorno uno di questi bambini troverà uno spazio nella società per fare qualcosa di buono, ecco, forse solo allora potrà tornare a sperare nell’avvenire e le sue ferite dell’anima saranno rimarginate. E sì, a cominciare da quei bimbi nella scuola. Molto dipenderà se troveranno una scuola con le insegnanti, libri, quaderni, materiale scolastico, colazione e supporto sanitario.

Il loro futuro dipende da me, da te, da noi. Credo che molti bambini abbiano dei traumi psicologici prodotti da situazioni estreme in cui i bisogni e gli affetti sono stati violati. Ma ciò che determina l’intensità del trauma in quanto tale è l’esperienza soggettiva vissuta da ogni bambino e il significato che egli le attribuisce. Stando alle testimonianze raccolte in queste due settimane, i traumi che i bambini subiscono sono essenzialmente di tre tipi: vessazioni fisiche, sessuali ed emotive. Un connubio micidiale di esperienze così profonde, e in un’età così delicata, da essere inenarrabili. Non è un caso che molti di questi bambini soffrano di mal di testa: è la prima manifestazione psicosomatica del profondo disagio in cui vivono.

Ogni libera coscienza ha l’obbligo morale di provare sdegno di fronte a questo diabolico meccanismo. Nel terzo millennio bisognerebbe avere il coraggio di riconoscere che il rispetto dei diritti umani dei bambini dovrebbe essere parte integrante di ogni Stato, comunità e famiglia. Quella dei bambini orfani e poveri è una questione di grande attualità estremamente complessa e articolata legata a due altre questioni: la povertà endemica e l’assenza di democrazia in moltissimi paesi. L’Africa è grande e ci sono molti più problemi, quindi sì sono auspicabili azioni ragionevoli della politica e delle cooperazioni internazionali, a patto però che sia salvaguardato l’interesse dei popoli. SimonAndFriendsXAfrica insieme ci sta mettendo tutto l’impegno possibile per conseguire questo ambito obiettivo.

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