Terni: «Tre furti in venti giorni. Non ce la facciamo più»

Lo sfogo del titolare della sala slot Goldbet di via Bartocci. «Uno si fa il ‘mazzo’ e poi ogni volta conta danni e ammanchi per migliaia di euro. Basta»

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Sinceramente non ce la facciamo più». In questa frase c’è l’esasperazione ma anche la rabbia di Matteo Corneli, titolare della sala slot e videolottery Goldbet di via Bartocci, fra Maratta e Sabbione. Nella notte fra giovedì e venerdì i ladri sono entrati nel locale e hanno colpito: per la terza volta in poco più di venti giorni. Il primo dei tre furti è avvenuto il 1° febbraio poco prima delle 23, il secondo il 7 febbraio alle una e mezza di notte e l’ultimo, quello della scorsa notte, poco dopo le una e con un bottino di circa 1.200 euro in contanti: soldi contenuti in una gettoniera. Ma non sono tanto, e non solo, gli importi rubati a causare sconforto e rabbia. Quanto i danni con cui ogni volta l’attività e il suo titolare si trovano a dover fare i conti. «Si tratta sicuramente di soggetti provenienti da fuori, non ternani – dice -. L’altra notte erano in cinque, a bordo di un’Alfa Romeo Stelvio. Sono entrati in azione a volto coperto, con il frullino, e hanno lasciato il solito disastro dietro di loro». I furti alla Goldbet hanno visto porte segate con il frullino o proprio spaccate, macchinari devastati, altre porte interne rotte, prese della corrente divelte. «Causano danni anche negli spazi dove sanno bene che non troveranno un euro. E ogni volta siamo qui – prosegue Matteo Corneli – a dover chiamare fabbri, elettricisti, a sporgere denuncia. E’ veramente difficile, impossibile andare avanti così. Perché poi questi soggetti si sentono liberi di agire, di fare ciò che vogliono». Anche se ci sono le telecamere che li riprendono. Nella notte fra giovedì e venerdì, l’allarme è scattato e sul posto, oltre alla vigilanza privata, si sono portati gli agenti della squadra Volante di Terni. Il lavoro di indagine è poi passato ai carabinieri che hanno eseguito i rilievi. «Dopo i primi due furti, la porta di ingresso neanche l’ho riparata più. Perché ero convinto che sarebbero tornati. Ho anche lasciato le luci accese nella speranza di dare un po’ più sicurezza ai locali. Loro invece sono entrati e ne hanno accese anche altre, proprio convinti di non essere ‘beccati’. Hanno fatto i loro comodi e sono scappati. C’è tanta stanchezza – conclude Corneli – perché uno dà tutto, si fa il ‘mazzo’ e poi si trova a dover fare i conti con una situazione del genere. Lavorare diventa impossibile, una rimessa».

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