di Giovanni Cardarello
C’è chi per un rigore parato darebbe chissà cosa e chi, per averlo parato proprio a suo fratello gemello, ha rischiato di cenare a pane e acqua. La sfida tra Sangemini Sport e Olympia Thyrus San Valentino, girone D della categoria Under 19 A2 dell’Umbria, non era solo il classico testacoda tra l’ultima e la prima della classe, ma un vero e proprio ‘regolamento di conti’ nel salotto di casa Del Sorbo.
Cronaca di un ‘tradimento’ annunciato
Secondo quanto riportato da Nicola Agostini su ‘La Nazione Umbria‘ del 31 gennaio, il piano era stato ordito con giorni d’anticipo. Matteo, il portiere del Sangemini, aveva provato a corrompere il padre con una confessione tattica: «Papà, se Tommy calcia un rigore, io mi butto a sinistra». Il genitore, in pieno stile ‘prima Repubblica’, ha preferito il ‘non vedo, non sento, non parlo’, sperando probabilmente in un’improvvisa influenza di uno dei due.
Il momento della verità
Il destino, però, ha il senso dell’umorismo. Rigore per la Thyrus, sul dischetto va Tommaso. Matteo lo fissa come un gatto con il topo, gli mette l’ansia tipica di chi sa esattamente quale cartone animato guardava il fratello a sei anni. Tommaso calcia, Matteo vola a sinistra. Parato. Un miracolo che ha negato al gemello il 12° gol stagionale e la rincorsa al titolo di capocannoniere. Praticamente, un affronto imperdonabile tra chi condivide lo stesso Dna e, purtroppo per loro, la stessa camera da letto.

Pizza muta e banchi di ghiaccio
Il post-partita? Un incubo diplomatico. Nonostante la Thyrus abbia poi vinto 2-1 al 90’ salvando il primato, Tommaso non l’ha presa esattamente con filosofia. «Mi ha ignorato in tutti i modi durante la pizza a casa», confessa Matteo. E la situazione non è migliorata lunedì mattina tra i corridoi dell’Istituto tecnico di Terni: stessa classe, stesso gelo. Tommaso ha eretto un muro di silenzio degno della ‘cortina di ferro’ per evitare che i compagni infierissero sul ‘fratricidio’ sportivo.
Tutti felici (tranne Tommaso)
Alla fine, la diplomazia di famiglia ha cercato di mediare: Matteo ha la gloria del rigore parato, Tommaso ha i tre punti in classifica. Ma tra i due, quello che sorride di più è Matteo, che dopo anni di rigori subìti in giardino, si è finalmente tolto lo sfizio più grande: pararne uno vero, su un campo vero e in un match ufficiale. A questo punto ci sentiamo di fare un appello ai dirigenti del calcio giovanile umbro: l’anno prossimo fateli giocare nello stesso club. Altrimenti, tra parate e dispetti, papà e mamma rischiano di dover organizzare i pranzi di Pasqua e Natale in stanza separate. Per non parlare della festa di compleanno.






