di Giovanni Cardarello
Una tempesta perfetta rischia di abbattersi sul trasporto ferroviario umbro, minacciando di isolare ulteriormente il territorio e di trasformare i viaggi quotidiani verso Roma, Firenze e Ancona in una vera e propria odissea. Al centro dello scontro, da tempo, c’è la delibera numero 49 dell’Art, l’Autorità di regolazione dei trasporti. Un provvedimento che ha innescato dure reazioni a partire da quella del Coordinamento dei comitati dei pendolari umbri e la mobilitazione compatta delle sigle sindacali di categoria.
Il paradosso burocratico delle fasce orarie
Il primo forte campanello d’allarme arriva da Gianluigi Giusti, referente del Comitato Pendolari Umbria, che attraverso una lettera aperta ha messo a nudo le criticità del provvedimento. Sotto accusa è finito quello che viene definito un vero e proprio «paradosso burocratico»: la classificazione di un treno come ‘pendolare’ avverrà esclusivamente in base all’orario di partenza dalla stazione di origine e non su quello di arrivo. La rigida definizione delle fasce protette dal lunedì al venerdì, individuate dalle 6 alle 9 e dalle 17 alle 20, sembra ignorare le reali dinamiche della vita dei cittadini. Come sottolinea il Comitato, un treno serve a raggiungere il posto di lavoro o di studio a un’ora utile, «non a far quadrare i fogli Excel dell’Autorità».
Il rischio concreto della ‘linea lenta’ e i treni nel mirino
Se le regole della delibera dovessero essere applicate alla lettera, il rischio che molti convogli strategici finiscano fuori dalle fasce protette per una manciata di minuti sarebbe tutt’altro che teorico. Questo declassamento, spiega ‘Il Messaggero Umbria‘, si tradurrebbe nell’immediato dirottamento dei treni sulla linea lenta, con ripercussioni pesantissime sulla vita di migliaia di umbri. Al mattino, la scure dell’Autorità di regolazione dei trasporti rischia di abbattersi su quattro regionali veloci, vitali per chi deve raggiungere Roma: si tratta dei convogli 4539, 4565, 4721 e 4095. Sono treni che, per motivi logistici, partono dalle stazioni umbre prima delle ore 6, ma che trasportano il grosso della forza lavoro e degli studenti verso Roma proprio nelle prime ore della giornata. La situazione non è migliore per il pomeriggio.
In questo caso, l’assenza di una fascia di salvaguardia a partire dalle ore 13 andrebbe a ignorare completamente le necessità di rientro di turnisti, insegnanti e studenti. Secondo i calcoli del settore, rischiano di subire pesanti allungamenti dei tempi di percorrenza tre treni fondamentali in partenza da Roma Termini tra le 13 e le 16: il regionale veloce 4154 per Ancona delle 13.22, il 4730 per Perugia delle 14.20 e il 4156 per Ancona delle 16, un convoglio, quest’ultimo, che era stato reinserito sulla linea direttissima da meno di un mese dopo un periodo di confino sulla linea lenta. La criticità è amplificata dal fatto che due di questi treni garantiscono alla stazione di Orte coincidenze cruciali per Orvieto, Chiusi e Firenze, innescando un potenziale effetto domino su tutto il bacino interregionale.
La gerarchia dei binari e la beffa dei 200 km/h
I pendolari denunciano una privatizzazione strisciante della rete: con le nuove regole, la precedenza assoluta andrà ai treni commerciali dell’alta velocità di mercato, lasciando al servizio pubblico, finanziato dai contribuenti, solo le ‘briciole’. Se oggi i viaggiatori devono sperare che i treni AV non accumulino ritardi per evitare l’effetto domino, con questa delibera la gerarchia diventa ufficiale: saranno i convogli pubblici a dover chiedere il permesso per occupare i binari. Sulla stessa lunghezza d’onda si muovono i sindacati del settore ferroviario.
I segretari regionali Ciro Zeno (Filt Cgil), Stefano Cecchetti (Uiltrasporti), Luca Taraddei (Orsa Trasporti) e Paolo Brogi (Ugl Ferrovieri) hanno alzato la voce da palazzo Cesaroni, parlando di «scelte puramente politiche e non più tollerabili da parte di Art», che spingono Ferrovie dello Stato verso una visione commerciale a discapito del servizio pubblico essenziale. I sindacati evidenziano una vera e propria beffa infrastrutturale: la delibera fissa, infatti, a 250 km/h la velocità minima per l’accesso alla direttissima. L’Umbria dispone oggi di treni moderni capaci di raggiungere i 200 km/h, ma questi mezzi rischiano l’esclusione perpetua dalle linee veloci perché classificati come interregionali. Finire sulla linea lenta significa allungare i tempi di viaggio fino a un’ora in più. Questo a causa dei tagli storici ai binari e ai raddoppi eseguiti sulla linea lenta, dove un treno veloce, se si trova incolonnato dietro a un convoglio locale che effettua tutte le fermate, è costretto a rallentare drasticamente fino a scendere a 30 km/h.
La replica di Art: «Nessun aumento a 250 km/h»
Sulla vicenda, tuttavia, è arrivata la secca smentita ufficiale dell’Autorità di regolazione dei trasporti, che ha voluto fare chiarezza gettando acqua sul fuoco. L’Art ha precisato che la proposta attualmente in consultazione non contempla alcun incremento della velocità minima da 200 a 250 km/h per l’accesso alla Direttissima Firenze-Roma. Tale ipotesi, avanzata in passato dal gestore dell’infrastruttura, è stata esclusa proprio per evitare effetti discriminatori verso i treni regionali e il servizio pubblico. L’Autorità ha inoltre specificato che la riduzione al 70% della quota di capacità negli accordi quadro è solo una soglia tecnica per i casi di saturazione della rete, e non una penalizzazione programmata dei pendolari.
I chiarimenti di Art hanno immediatamente innescato la reazione del deputato e portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, che ha attaccato frontalmente la giunta regionale. «Per giorni la sinistra umbra ha alimentato polemiche e allarmismi del tutto privi di fondamento e costruiti su una lettura sbagliata del provvedimento – ha dichiarato il parlamentare azzurro -. Nessuno ha deciso che i treni umbri debbano essere penalizzati. La Regione ha sollevato un polverone politico su un presupposto inesistente, generando preoccupazioni ingiustificate: se l’amministrazione ha proposte concrete da avanzare, invii osservazioni tecniche nelle sedi corrette anziché attaccare il Governo su decisioni che spettano a un organismo indipendente come l’Art».
La richiesta di una ‘legge speciale’ e i tavoli politici
Per i sindacati non c’è più tempo da perdere: i cittadini che partono da Perugia, Foligno, Terni, Orvieto, Spoleto – e presto anche dalle stazioni dell’Alto Tevere come Umbertide e Città di Castello – hanno il pieno diritto di muoversi con la stessa dignità degli altri italiani. Per questo viene chiesta con urgenza l’introduzione di una legge speciale per l’Umbria e le sue infrastrutture, una misura straordinaria che deroghi alle norme Art e garantisca ai treni regionali e interregionali la possibilità concreta di percorrere le tratte dell’alta velocità. La politica intanto prova a fare quadrato. L’assessore regionale ai trasporti, Francesco De Rebotti, ha già avviato una serie di consultazioni urgenti in call con i sindaci e gli assessori comunali al ramo dell’Umbria per analizzare i dettagli della delibera e fare muro comune contro un isolamento che il territorio non può e non vuole permettersi.






