di M.M.
L’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) interviene nel dibattito sulla proposta di regolazione dell’accesso alla direttissima Firenze-Roma, oggetto nelle scorse settimane delle contestazioni della Regione Umbria. In una nota pubblicata sul proprio sito istituzionale, Art chiarisce che la proposta attualmente in consultazione «non contempla alcun incremento della velocità minima da 200 a 250 km/h» per l’accesso alla direttissima. L’Autorità precisa inoltre che tale ipotesi, avanzata in passato dal gestore dell’infrastruttura, non è stata accolta proprio per evitare possibili effetti discriminatori nei confronti dei servizi ferroviari regionali e dei servizi soggetti a obblighi di servizio pubblico. L’Art sottolinea inoltre che l’atto regolatorio non comporta alcuna riduzione della tutela dei servizi pubblici regionali o di lunga percorrenza, che restano tra le priorità del sistema. Quanto alla quota di capacità negli accordi quadro, il passaggio dall’85% al 70% non rappresenta una riduzione programmata del trasporto pubblico, ma una soglia tecnica destinata a operare esclusivamente nei casi di saturazione della rete e di richieste incompatibili tra loro.
Secondo quanto evidenziato dall’Autorità, le nuove regole non compromettono la programmazione pluriennale delle Regioni e particolare attenzione sarà riservata ai servizi maggiormente utilizzati dai pendolari. Gli investimenti effettuati dalle Regioni, per l’acquisto di materiale rotabile in grado di raggiungere i 200 chilometri orari, restano quindi coerenti con il quadro regolatorio oggetto della consultazione.
A commentare le precisazioni dell’Art interviene anche il deputato ternano e portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi. «Per giorni – afferma – la sinistra umbra ha alimentato polemiche e allarmismi, sostenendo che il Governo avrebbe deciso di penalizzare l’Umbria attraverso modifiche alla circolazione ferroviaria sulla direttissima Firenze-Roma. I chiarimenti ufficiali dell’Autorità di regolazione dei yrasporti dimostrano invece che quelle accuse erano prive di fondamento e costruite su una lettura sbagliata del provvedimento».

«L’Autorità – prosegue Nevi – ha precisato in modo netto che non è previsto alcun innalzamento della velocità minima di accesso alla direttissima da 200 a 250 chilometri orari. Anzi, la stessa Art chiarisce che questa ipotesi è stata esclusa proprio per evitare effetti distorsivi sull’accesso dei servizi regionali e dei servizi soggetti a obblighi di servizio pubblico. Ne deriva che gli investimenti effettuati dalle Regioni in materiale rotabile compatibile con i 200 chilometri orari, restano pienamente coerenti con l’assetto regolatorio vigente».
Per il parlamentare azzurro, «è quindi evidente che la Regione Umbria ha costruito una polemica politica su un presupposto inesistente, generando preoccupazioni ingiustificate tra cittadini, pendolari e amministratori locali. Nessuno ha scritto né deciso che i treni umbri debbano essere penalizzati perché non viaggiano a 250 chilometri orari». Nevi richiama infine il ruolo dell’Autorità: «Va ricordato che l’Art è un organismo indipendente e autonomo. Le sue deliberazioni non sono riconducibili al Governo, che non ha voce in capitolo sulle decisioni regolatorie dell’Autorità. Se la Regione Umbria ritiene di avere proposte da avanzare, la sede corretta è il confronto istituzionale con l’Art. Sarebbe certamente più serio – conclude Raffaele Nevi – inviare osservazioni tecniche e contributi concreti, invece di alimentare allarmi con l’unico obiettivo di attaccare il Governo».






