di Giovanni Cardarello
Si chiude il cantiere sulla Orte-Falconara, ma per il trasporto ferroviario umbro la tregua è solo apparente. Anzi, il clima si fa caldissimo almeno su due fronti decisivi. Da un lato quello relativo al nuovo accordo quadro tra Regione Umbria e Rfi. Dall’altro l’ingresso dei francesi di SNCF Voyages Italia nel mercato dell’alta velocità nazionale. Una mossa che rischia di spingere ulteriormente i treni regionali e gli Intercity fuori dalla linea direttissima. Vediamo i dettagli.
Sette treni finiscono in ‘lenta’: la mappa dei disagi
Partiamo dalla questione treni in linea lenta. A tal proposito l’assessorato della Regione Umbria, guidato da Francesco De Rebotti, è al lavoro sulle nuove tracce e la prima certezza, come scrive ‘Il Messaggero Umbria‘, ha il sapore amaro del declassamento. Sette treni sovraregionali, infatti, pilastri effettivi del collegamento con Roma, verranno instradati sulla linea lenta. E sebbene la Regione rassicuri sul fatto che lo spostamento non colpirà le fasce orarie protette, il Coordinamento comitati pendolari Umbri resta in mobilitazione. Chiare in tal senso le parole del portavoce Gianluigi Giusti che, sempre a ‘Il Messaggero Umbria‘, cita l’esempio emblematico del treno regionale veloce 4156 Roma-Ancona.
Un tempo il treno in questione era instradato sulla linea direttissima con partenza alle 16, oggi è relegato alla linea storica con partenza anticipata alle 15.35 e tempi di percorrenza ampiamente dilatati. La richiesta dei pendolari è nette e decisa: la Regione Umbria deve blindare i convogli d’eccellenza, evitando che il diritto alla mobilità di migliaia di lavoratori e studenti venga sacrificato sull’altare della gestione infrastrutturale.
L’incognita SNCF: ben 18 ‘slot’ prenotati sulla Roma-Firenze
A complicare un equilibrio già precario interviene il via libera dell’Antitrust all’ingresso di Svi, acronomico di SNCF Voyages Italia, nel mercato italiano. Dal 1° gennaio 2027, infatti, l’azienda francese schiererà ben 18 treni sulla spina dorsale del Paese, la direttissima Roma-Firenze. E il legittimo timore dei comitati dei pendolari è che questi nuovi servizi ‘a mercato libero’ finiscano per assorbire gli spazi residui sulle tratte, spingendo treni Intercity e Regionali verso i binari secondari. Una sorta di ‘condanna’ definitiva alla linea lenta.
Uno scenario che, se reso effettivo, potrebbe creare un vero e proprio paradosso numerico. l’Umbria vanta circa 7 milioni di viaggiatori l’anno sui treni regionali. Un bacino immenso di clienti che rischia di trovarsi i binari sbarrati dalla competizione internazionale. A tal proposito il Coordinamento dei pendolari umbri critica duramente l’Autorità garante per non aver valutato l’impatto sociale di questa decisione, sottolineando come non si possa giocare al ribasso con le aree interne del centro Italia.
Orvieto guida la ‘rivolta’ delle aree interne
E mentre a Perugia si studiano i contratti, a Orvieto la politica cerca di fare massa critica. Paradigmatico in tal senso il fatto che la sindaca Roberta Tardani, come spiega ‘La Nazione Umbria‘, abbia rilanciato una ‘santa alleanza’ con i comuni di Toscana e Lazio interessati alla questione pendolari, chiedendo una strategia comune prima che i giochi siano fatti. La battaglia orvietana si concentra su punti nevralgici, come il ripristino dell’Intercity 598 sulla direttissima e la sorveglianza stretta sulla gara di giugno per i nuovi lotti degli Intercity. L’obiettivo è mettere fine all’isolamento di stazioni come Orte, dove molti viaggiatori sono oggi costretti a scendere e a cambiare convoglio per raggiungere la destinazione finale, trasformando ogni spostamento in un’odissea quotidiana.
Meno tracce per il servizio pubblico?
Ma le dense nubi che si stagliano sull’orizzonte dei pendolari non riguardano solo la libera concorrenza, ma anche la gestione tecnica della rete. Rfi, infatti, starebbe valutando un nuovo modello di esercizio che prevede una riduzione all’85% dei convogli totali, in linea con le indicazioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti. In questo scenario di contrazione, la preoccupazione è che rimanga disponibile solo una traccia l’ora per i treni a obbligo di servizio pubblico. Con l’Umbria che già soffre per i ritardi e i cantieri Pnrr, il rischio concreto è che la ‘cura del ferro’ si trasformi in una dieta forzata per i diritti dei cittadini.






