Riceviamo e pubblichiamo
di Piero Gasparri
Non avrei mai pensato, alla mia età e con la mia storia clinica, di poter raccontare un intervento chirurgico come una storia a lieto fine. E invece oggi sono qui, a farlo con gratitudine e con la speranza che la mia esperienza possa essere utile ad altri. Convivo da tempo con numerose comorbidità, ma la più invalidante è una grave insufficienza respiratoria che mi costringe a vivere con l’ossigeno
ventiquattro ore su ventiquattro, sempre accompagnato da una macchinetta che è diventata parte di me.
Quando mi è stata diagnosticata una neoplasia del colon, la paura più grande non è stata solo la parola ‘tumore’, ma la consapevolezza che un intervento chirurgico tradizionale, in anestesia generale, avrebbe comportato per me un rischio anestesiologico e perioperatorio altissimo. Eppure, proprio quando sembrava che le opzioni fossero poche, la medicina ha dimostrato ancora una volta di saper trovare soluzioni su misura per le persone, non solo per le malattie.
All’ospedale di Terni mi è stata proposta una tecnica che non conoscevo: un intervento di asportazione del tumore eseguito in anestesia spinale. Questo ha significato una cosa incredibile per me: sono rimasto sveglio durante l’operazione. Ho parlato con l’anestesista, con i chirurghi, ho sentito la loro calma, la loro concentrazione, la loro umanità. In sala operatoria non mi sono mai sentito solo.
L’intervento è stato eseguito con rapidità ed estrema competenza dal dottor Antonio Di Cintio e dalla dottoressa Francesca Duro, chirurghi dell’equipe della chirurgia digestiva e d’urgenza diretta dal dottor Giovanni Tebala. L’anestesia è stata curata dal dottor Gianmarco Petroni, anestesista dell’equipe diretta dalla dottoressa Rita Commissari.
Questa tecnica ha permesso di ridurre in modo significativo il rischio anestesiologico e perioperatorio, rendendo possibile un intervento che, altrimenti, sarebbe stato troppo pericoloso per un paziente come me. Non è stato solo un successo chirurgico, ma una dimostrazione concreta di come il lavoro di squadra, l’esperienza e l’attenzione alla persona possano fare la differenza.
Oggi guardo avanti con fiducia. So di essere stato fortunato, ma so anche che dietro questa fortuna ci sono professionalità, studio, dedizione e coraggio. Per questo ho voluto raccontare la mia storia: per dire grazie a chi mi ha curato e per ricordare che, anche nei casi più complessi, esiste sempre una possibilità quando la medicina mette davvero al centro il paziente. Tutto questo è avvenuto all’Ospedale di Terni, nell’azienda ospedaliera di Terni. Ed è una storia che meritava di essere raccontata.






