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Home » Lord of the rings, 11 bracconieri indagati

Lord of the rings, 11 bracconieri indagati

di Fabio Toni
20 Novembre 2019
in Ambiente e salute, Apertura 5
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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I carabinieri forestali hanno concluso la maxi operazione anti bracconaggio ‘Lord of the Rings’, condotta dalla Soarda (sezione operativa anti bracconaggio e reati a danno degli animali), dal reparto operativo carabinieri Cites e avviata in Umbria in collaborazione con le stazioni carabinieri forestale di Campello sul Clitunno e Cerreto di Spoleto. Le indagini erano iniziate lo scorso settembre dopo un controllo presso un allevamento umbro di richiami vivi ad uso venatorio.

Traffico illegale di avifauna

L’operazione ha stroncato un’attività dedita al traffico illegale di avifauna selvatica anche particolarmente protetta, destinata al mercato degli uccelli da richiamo per cacciatori. Il traffico scoperto, che interessava diverse regioni italiane, veniva alimentato anche da esemplari provenienti illecitamente da altri paesi europei.

Perquisizioni in tutta Italia

L’attività investigativa, coordinata dalla procura della Repubblica di Spoleto, ha portato a numerose perquisizioni che hanno visto impegnati i carabinieri forestali umbri di Campello sul Clitunno, Cerreto di Spoleto, Norcia, Sant’Anatolia di Narco, Scheggia e i carabinieri forestali di Napoli, Caserta, Forlì-Cesena, Vicenza, Belluno, Treviso, Trieste e Gorizia, oltre a quelli del reparto operativo Cites di Roma specializzato nel contrasto al bracconaggio. La cornice di sicurezza è stata garantita dalla partecipazione alle operazioni dei militari delle compagnie carabinieri di Foligno e Spoleto e delle altre compagnie interessate sul territorio nazionale.

Il sigillo

La fauna selvatica è qualificata dall’ordinamento giuridico quale ‘patrimonio indisponibile dello Stato’ e, pertanto, la legale detenzione di ciascun esemplare di uccello allevato richiede che venga apposto, al tarso dello stesso, nell’immediatezza della nascita, un anello cilindrico inamovibile considerato sigillo.

Il ‘sistema’

L’indagine ha fatto emergere una pratica che, tramite la cattura illegale di uccelli in natura e l’illecita apposizione agli stessi di anelli identificativi contraffatti o inidonei, prevedeva la successiva commercializzazione degli stessi, come esemplari da richiamo per l’attività venatoria, ad ignari cacciatori convinti di acquistare legittimamente uccelli di allevamento.

Sfilza di reati

I reati contestati agli indagati – inizialmente 7 di cui 5 umbri, poi divenuti 11 – sono, oltre alla frode in commercio, la ricettazione, il maltrattamento animali (diversi esemplari presumibilmente catturati da poco tempo, presentano lesioni traumatiche agli arti dovute alla manipolazione finalizzata all’inanellamento), l’uso abusivo di sigilli e la caccia di uccelli con mezzi non consentiti.

Trovati 2 mila uccelli vivi e 500 morti

Nell’ambito delle perquisizioni sono stati rinvenuti circa 800 anelli inamovibili, nonché tutta l’attrezzatura necessaria per manometterli e inserirli all’avifauna selvatica. Sono circa 2 mila, infatti, gli uccelli vivi sequestrati, di cui circa la metà privi di anello, liberati immediatamente in natura dai militari nel corso degli accertamenti. Altri uccelli, più di 500, sono stati ritrovati morti, probabilmente destinati al consumo umano.

Volatili ‘dopati’

Ritrovati e sequestrati anche gli strumenti che venivano utilizzati per catturare gli uccelli: 241 reti da uccellagione, 10 richiami elettromagnetici, nonché diverse confezioni di testosterone, utilizzato per migliorare le prestazioni canore degli uccelli.

«Business e danno ambientale incalcolabile»

«Il numero di uccelli rinvenuti – spiegano i carabinieri forestali – evidenzia un business illecito di particolare rilievo, considerato che il valore di mercato di un esemplare ‘da richiamo’ può raggiungere anche 500 euro. E’ invece incalcolabile il danno ambientale derivante da un prelievo venatorio non selettivo, sia nella quantità che nella determinazione della specie».

Collaborazione

Gli uccelli sequestrati da riabilitare al volo sono stati affidati ai centri di recupero animali selvatici ‘Il Pettirosso’ di Modena e ‘Il Frullone’ di Napoli. Particolarmente laboriosa si è rivelata, inoltre, l’attività tecnica svolta congiuntamente a ornitologi e veterinari (resi disponibili dalle associazioni ambientaliste Lipu, Legambiente e Cabs e dal Corpo forestale del Friuli Venezia Giulia, dall’osservatorio faunistico della Regione Umbria e dal servizio veterinario della Usl Umbria 2), finalizzata ad accertare l’alterazione degli anelli.

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