riceviamo e pubblichiamo
di Daniele Venturi
Non è la prima volta che scrivo da questi sentieri, e temo non sarà l’ultima. Monte La Croce (Terni) continua a offrire ciò che da sempre lo rende un piccolo patrimonio naturale: silenzio, luce filtrata tra gli alberi, profumo di terra e foglie. Eppure, accanto a questa bellezza, si ripresenta con ostinazione un volto ben diverso, fatto di incuria e disattenzione.
L’immagine che accompagna questa mia è purtroppo eloquente: bossoli di cartucce calibro 12 sparsi sul terreno (che la caccia sia attualmente chiusa non rappresenta un’esimente), lattine accartocciate, bottiglie di vetro e di plastica abbandonate, involucri vari lasciati come tracce di passaggi frettolosi e irresponsabili. Non è un episodio isolato, ma un’abitudine che si rinnova e si accumula nel tempo.

Il bosco non è un contenitore senza memoria. Ogni rifiuto lasciato lì resta, si degrada lentamente, altera l’equilibrio dell’ambiente e tradisce un rapporto distorto con la natura. Chi frequenta questi luoghi – cacciatori, escursionisti, passeggiatori occasionali – dovrebbe sapere che ogni gesto ha un peso. E che anche una singola cartuccia o una bottiglia dimenticata raccontano molto del nostro senso civico.
Non si tratta di puntare il dito contro una categoria, ma di chiamare tutti a una responsabilità condivisa. Il rispetto del territorio non è un’opzione, è un dovere. È parte di quel patto implicito che ci lega ai luoghi in cui viviamo e che dovremmo custodire con la stessa attenzione che riserviamo ai nostri spazi domestici.
C’è una dimensione più ampia in tutto questo, che riguarda la cultura e l’educazione. Il bosco insegna, anche nel silenzio: insegna misura, equilibrio, rispetto. Ma se continuiamo a trattarlo come una discarica occasionale, perdiamo noi stessi qualcosa di essenziale. E soprattutto lo perdiamo per chi verrà dopo di noi.
Ai frequentatori di monte La Croce – e più in generale dei nostri splendidi territori umbri – vorrei rivolgere un invito semplice: guardatevi intorno, e se vedete un rifiuto, raccoglietelo. Non è solo un gesto pratico, è un segno di appartenenza. E, per chi lascia, invece, è un appello a cambiare rotta: portare via ciò che si è portato non richiede sforzo, ma solo rispetto. La natura non ha voce, ma siamo noi a dover parlare per lei. E agire. Buon 2 giugno, buona festa della Repubblica.






