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Home » UM, contraddittorio fiume: ora la sentenza

UM, contraddittorio fiume: ora la sentenza

di Redattore
20 Luglio 2018
in Apertura 5, Attualità, Politica
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
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di P.C.

«Dodici ore di dibattimento! Andiamo a finire sui giornali solo per questo…»: potrebbe bastare questa frase, pronunciata giovedì dal giudice Salvatore Nicolella, presidente della sezione regionale della Corte dei Conti dell’Umbria, nell’aula in cui si stava svolgendo il procedimento relativo a Umbria Mobilità, per far capire molte cose sull’andamento del dibattimento.

La Marini con Nicolella

Sentenza in autunno Le parti hanno parlato. Ora si aspetta la decisione dei giudici, che arriverà dopo una camera di consiglio che si preannuncia lunga, dovendo valutare nella sua complessità un bel malloppo di documenti. La sentenza potrebbe essere inviata alle parti fra la fine dell’estate e l’autunno. Quelli di mercoledì e giovedì sono stati due giorni molto intensi, in cui hanno parlato prima il procuratore Antonio Giuseppone poi i numerosi avvocati difensori – tutti, nessuno escluso – chiamati alle controdeduzioni sui vari capi d’accusa per i propri assistiti. Impossibile entrare nel dettaglio di ogni arringa difensiva. Basti sottolineare che nel complesso è stato difeso l’operato dei soci pubblici i quali, finanziando Umbria Mobilità, ne hanno impedito il fallimento – questa la tesi difensiva – garantendo al contempo il servizio pubblico e i posti di lavoro. Scelte che vengono definite «insindacabili» anche perché «corroborate dai pareri degli organi societari», come il consiglio sindacale.

La citazione di Cavour Dopodiché, nel primo pomeriggio, è arrivato il turno della replica del procuratore Giuseppone, meno veemente nei toni rispetto a mercoledì, quando aveva usato toni molto forti, in particolare replicando alle eccezioni sollevate dall’avvocato Nicola Pepe, legale della governatrice Catiuscia Marini, coinvolta nel procedimento insieme ad altre 44 persone. Oggetto del contendere era l’esposto che ha dato il via al tutto, in particolare la sua presenza o meno nel fascicolo al momento dell’accesso agli atti. Un aspetto su cui Pepe è inevitabilmente tornato in aula, senza peraltro andare allo scontro ma glissando con una citazione di Cavour: «Sono figlio della libertà e a lei devo tutto ciò che sono».

PEPE A UMBRIAON: «NORMALE CONTRADDITTORIO» – VIDEO

«Regione ha risanato UM» Ai microfoni di umbriaOn il legale ha comunque voluto rasserenare gli animi parlando di ‘normale contraddittorio’: «La procura ha la sua linea, noi difensori la nostra – ha detto – ognuno sta portando avanti i suoi rilievi nel massimo rispetto delle parti. Noi abbiamo messo in campo una imponente produzione documentale con una memoria difensiva di oltre 140 pagine, in cui si ricostruisce la storia del trasporto pubblico locale nell’ultimo ventennio. La tesi è che dal 2012 è stata portata avanti una azione di risanamento senza interrompere il servizio pubblico e tutelando i diritti degli oltre 1500 lavoratori. Il tutto sotto la guida di esperti e seguendo i principi di buona amministrazione».

Le tesi della Procura Il clima sarà pure sereno, ma le parti sono distanti. Inevitabilmente. Il procuratore Giuseppone ha respinto al mittente tutte le deduzioni delle difese, alcune perché non centravano il problema altre perché non avevano elementi sufficienti a ribaltare le accuse. A cominciare dalla percentuale di coinvolgimento di ciascuna parte: «Il danno che si è contestato non è relativo al valore della partecipazione societaria ma diretto al socio pubblico – ha chiarito il procuratore – non ha senso quindi chiedere che la contestazione debba essere limitata alla percentuale di partecipazione nella società». Ricordiamo che, dei 44 milioni di danno erariale sventolati dall’accusa, deve risponderne la giunta regionale dell’epoca per 15 milioni, per 23 milioni i cda di Umbria Mobilità (16 il primo, 7 il secondo), i componenti del consiglio provinciale per un milione, infine 4,7 milioni diversi dirigenti e funzionari regionali.

L’eccezione di nullità Il procuratore ha sottolineato che nell’esposto sussiste un addebito specifico, non generalizzato come invece alcuni difensori avevano affermato. E in merito alla durata del procedimento (per cui è stato evocato il principio del giusto processo) Giuseppone ha fatto notare che la documentazione contabile era sottoposta a sequestro «e pertanto abbiamo dovuto aspettare».

Aumento di capitale supportato da legge? «È stato detto che l’aumento di capitale sarebbe in ossequio di una legge regionale, quindi in teoria non contestabile. A parte il fatto – ha detto in aula il procuratore – che ciò non è del tutto vero, il punto è che la legge regionale è arrivata dopo l’aumento di capitale di Umbria Tpl e Mobilità». Allo stesso modo, non sarebbero stati giustificati gli ulteriori finanziamenti che, sulla base delle norme, dovevano contenere una chiara indicazione che li legava alla promozione e allo sviluppo del trasporto pubblico locale, mentre invece – questa è la tesi di Giuseppone – sono arrivati a pioggia, usando la legge solo come pretesto: «Anche da questo punto di vista l’irrazionalità delle scelte, a giudizio della procura, è evidente».

Carenza di liquidità ‘strutturale’ «Anche l’anticipazione straordinaria di liquidità di 17 milioni di euro – ha insistito Giuseppone – è prevista da una legge regionale, ma è contemplata solo nel caso di ‘temporanee esigenze di liquidità’, qui invece la crisi di liquidità non era temporanea. E le modifiche normative non cambiavano i criteri, fra l’altro confermando che le anticipazioni dovevano essere restituite entro il 31 dicembre 2013. Anche da questo punto di vista le norme non giustificano l’operato della giunta regionale».

Fu vero risanamento? «Ad oggi – ha concluso il procuratore – manca la prova di cosa abbia fatto la società con questi 4,8 milioni l’anno». Infine, il riferimento al ‘risanamento’ della società, concetto utilizzato da più di un difensore. Su questo fronte, la Procura segnala solo il freddo dato contabile emerso dall’esame dei bilanci: «Dal 2012 al 2016 il patrimonio netto si è dimezzato da 44 milioni a 23 milioni». Oltre allo stesso Pepe, fra i legali difensori dei convenuti figurano – tra gli altri – Laura Modena, Mario Rampini, Federica Pasero e Patrizia Bececco.

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