«I dati regionali sulla spesa pubblica locale, presentati da Confcommercio, dimostrano che anche in Umbria c’è spazio per una riduzione della spesa pubblica e il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini, anche in funzione di una riduzione della pressione fiscale su imprese e famiglie, che è condizione imprescindibile per la ripresa economica». Questo il commento del presidente di Confcommercio Umbria, Giorgio Mencaroni, al termine del convegno che si è svolto giovedì mattina a Roma sul tema ‘Meno tasse, meno spesa, binomio della ripresa’.
La spesa pubblica umbra Secondo l’analisi dell’ufficio studi Confcommercio, la spesa pubblica locale ammonta a 176,9 miliardi di euro; di questi, 2,582 miliardi di euro rappresentano la spesa pubblica locale in Umbria. In media, ogni ogni umbro spende attraverso le amministrazioni locali 2.896 euro, una cifra leggermente inferiore alla media nazionale. Ma si potrebbe fare molto meglio, sia in termini di riduzione della spesa, che di miglioramento dei servizi. Secondo gli indicatori elaborati dall’ufficio studi Confcommercio, l’Umbria potrebbe risparmiare ben un miliardo di euro.
I risparmi L’ufficio studi Confcommercio ha, infatti, calcolato quanto si potrebbe risparmiare mediamente per ogni abitante regionale se i servizi pubblici oggi forniti fossero prodotti e acquistati ai prezzi della Lombardia, definita come regione benchmark, ovvero quella che ha performance migliori sia in termini di livelli di servizio sia in termini dei più bassi prezzi per offrirlo. Ogni umbro risparmierebbe 1.115 euro, che è la differenza tra la spesa pro capite effettiva e quella che si sosterrebbe se in Umbria si producessero e vendessero servizi pubblici ai prezzi della Lombardia.
In Italia L’indagine Confcommercio si spinge a verificare quanto sarebbe necessario reinvestire, regione per regione, per portare il livello di output pro capite ai livelli della Lombardia, ai prezzi della Lombardia. Le risorse sono pari a 883 euro per la media nazionale, e 805 euro pro capite per migliorare i servizi in Umbria, portandoli al livello della regione benchmark. Secondo Confcommercio, reinvestendo 53 miliardi di euro dei 74,3 miliardi di risparmio teorico per i migliorare i servizi delle varie regioni italiane portandoli al livello della Lombardia, si risparmierebbero comunque 21,1 miliardi di euro di sprechi. Con 21 miliardi di euro annui risparmiati, con il blocco della spesa pubblica ai livelli stabiliti per il 2016 e con una crescita del Pil di oltre l’1,4% per il triennio 2017-2019, nel 2019 la pressione fiscale si potrebbe abbassare al 40,8%.
Eliminare sprechi e inefficienze «La riduzione della pressione fiscale passa dalla riduzione della spesa pubblica. Nessuno vuole una riduzione dei livelli di servizio. Quindi la sfida – sottolinea Giorgio Mencaroni – è quella di ridurre la spesa pubblica eliminando sprechi e inefficienze, attraverso una profonda azione di controllo, revisione e la sua riqualificazione. Una pressione fiscale a livelli record è un carico insopportabile per le famiglie e le imprese, ed è incompatibile con qualsiasi realistica possibilità di crescita del Paese».






