di Giovanni Cardarello
Di solito è la festa del calcio umbro, il giorno del campanile e dell’orgoglio. Invece, il derby tra Ternana e Perugia in programma domenica 12 aprile allo stadio ‘Libero Liberati’ di Terni rischia di passare alla storia come uno dei più tristi di sempre, fra i punti più bassi del movimento calcistico regionale. Un derby ‘mutilato’ sugli spalti e terrorizzato dalle vicende societarie che minacciano, chi più chi meno, di cancellare entrambe le realtà dalla mappa del professionismo.
Il Coordinamento Perugia Clubs alza bandiera bianca
La prima notizia, amara per il tifo biancorosso ma in genere per chi ama il calcio, riguarda l’assenza organizzata dei supporter del Grifo. Il Centro di Coordinamento Perugia Clubs ha ufficializzato che non ci sarà alcun pullman diretto a Terni. Una decisione sofferta ma, a detta del direttivo, inevitabile. «Le tempistiche imposte e le regole stringenti rendono l’impegno tecnicamente impossibile», spiega il Coordinamento in una nota. «Conoscere il numero esatto dei biglietti solo tre giorni prima della gara impedisce una pianificazione logistica seria e sicura. Non potendo garantire dignità e certezze agli iscritti, siamo costretti a questa dolorosa decisione».
Una presa di posizione che, di fatto, svuota il settore ospiti, lasciando il derby orfano di una delle sue componenti essenziali. E se in passato il tema della presenza o meno degli avversari era oggetto di sfottò e ripicche questa volta, con le trasferte di fatto vietate ad ogni latitudine della Penisola, non è difficile scorgere nelle chat dei tifosi una sorta di ‘solidarietà’ più e meno velata.
Ternana: l’ombra del fallimento
Se ad aprile si dovrebbe parlare di schemi, tattiche e corsa in classifica, in casa rossoverde il vocabolario inizia purtroppo ad essere quello dei tribunali fallimentari. La situazione economica del club di via della Bardesca è sull’orlo del baratro. Con scadenze imminenti e una liquidità ridotta al lumicino, se non proprio esaurita, si profilano scenari drammatici: il rischio che il club non riesca a concludere il campionato o che non possa iscriversi alla prossima stagione è più concreto. La piazza è in ansia, consapevole che il triplice fischio del 12 aprile potrebbe essere l’ultimo dei problemi rispetto a una sopravvivenza sportiva appesa a un filo. Una sopravvivenza che tra l’assemblea dei soci del 13 e le scadenza federali del 16 aprile, rischia di somigliare sempre di più ad una eutanasia controllata.
Perugia: l’incubo del ‘caso Faroni’
‘Se Atene piange, Sparta non ride’ dice un proverbio. E se a Terni si fa il conto alla rovescia per conoscere un destino forse già segnato, il Perugia edizione aprile 2026 è compreso tra i giorni positivi sul campo, dove una striscia positiva di sei giornate di fatto ha messo in salvo il Grifo dall’incubo playout, e giorni di attesa legati all’inchiesta che vede coinvolto il presidente Javier Faroni in Argentina. Un’inchiesta il cui esito, atteso per l’estate, potrebbe aprire ogni genere di scenario. Dalle semplici sanzioni amministrative ad un repentino cambio di proprietà, passando per un ulteriore ridimensionamento del progetto tecnico.
Un derby senza domani?
Quello di domenica 12 aprile, dunque, non sarà solo un confronto per la supremazia regionale ma, come dicono le cassandre, il possibile ultimo derby, almeno per qualche anno, in sede di calcio professionistico. E mentre il campo dirà chi ha più fame di punti e voglia di sopravanzare la storica rivale, la realtà racconta di un’Umbria del pallone vicina al punto di non ritorno. Mai come stavolta, il risultato del manto erboso rischia di essere un accessorio rispetto al risultato dei tribunali, federali e non.






