di Giovanni Cardarello
Un’altalena di dati che fotografa un’università a due facce. Da un lato le eccellenze disciplinari e i buoni piazzamenti nazionali, dall’altro un inesorabile declino nelle gerarchie globali. Il verdetto della QS World University Rankings 2026 non lascia spazio a interpretazioni benevole: l’Università degli Studi di Perugia resta nel ‘baratro’, collocandosi nella fascia 801-850 su 1.504 istituti censiti.
Il tracollo nel decennio
I numeri, scrive ‘Il Corriere dell’Umbria’, raccontano uno sprofondo iniziato undici anni fa. Se nel 2015 l’ateneo del capoluogo di regione gravitava tra la 551° e la 600° posizione, il bilancio odierno parla di circa 250 posizioni perse. Una tendenza negativa interrotta solo da un parziale quanto effimero recupero nel 2024, prima di tornare a stabilizzarsi nella parte bassa del ranking.
Nonostante alcuni indicatori siano in lieve miglioramento, come ad esempio la reputazione accademica salita al 12% (era al 9,1%) e l’International Research Network al 71,5%, la performance complessiva non basta a invertire la rotta. Restano critici i dati sulla reputazione presso le aziende, ferma al 5,2%, e l’indice di sostenibilità che non raggiunge la sufficienza.
L’eccellenza di nicchia e il confronto nazionale
Paradossalmente, scrive invece ‘Il Messaggero Umbria‘, all’interno di questo scenario opaco, brillano singole punte di diamante. Ingegneria petrolifera, ad esempio, è la migliore materia proposta dallo Studium, capace di issarsi fino al 151° posto mondiale nella classifica per soggetti. Un risultato che però impallidisce di fronte ai giganti italiani: La Sapienza di Roma domina per il sesto anno consecutivo nei classici, il Politecnico di Milano brilla nel design (7°) e la Bocconi svetta nel marketing (9°). L’Italia si conferma comunque il terzo Paese UE per numero di atenei classificati, segno di un sistema nazionale resiliente che però vede Perugia faticare a tenere il passo dei migliori.
Le sfide per la nuova governance
Il contrasto è netto anche con le rilevazioni ‘domestiche’. Per il report Censis 2025-2026, UniPg si conferma al terzo posto tra i grandi atenei statali con un punteggio di 89,3, eccellendo in comunicazione e servizi digitali. In sostanza più di qualche luce c’è. Ora la sfida del ranking internazionale passa nelle mani del nuovo rettore Massimiliano Marianelli, subentrato di recente a Maurizio Oliviero. Sarà lui a dover gestire il passaggio di consegne in un momento in cui l’Ateneo deve decidere se accontentarsi del prestigio nazionale o tentare una difficile risalita nel panorama globale.






