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Home » Università a Terni: «Ripartiamo da qui»

Università a Terni: «Ripartiamo da qui»

di Francesca Torricelli
4 Luglio 2019
in Attualità, Opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di Alessandro Venturi
coordinatore ‘Senso Civico’

Lo sviluppo dell’università a Terni è stato negli ultimi 20 anni un argomento alquanto controverso. Dall’insediamento di Medicina e a seguire quello di Ingegneria nei primi anni ‘90, l’università ha vissuto la sua massima attuazione con la nascita del Polo scientifico e didattico di Terni e a seguire, con la presenza di ulteriori facoltà come Scienze politiche, Economia e Scienza della formazione.

Tutto ciò si rese possibile grazie ad uno specifico accordo di programma tra l’allora governo Prodi e le amministrazioni locali e regionali del tempo. Quando poi l’intera università italiana dovette fare i conti con la crisi e i tagli della riforma Berlusconi-Gelmini, Perugia e Terni in particolare, hanno risentito più di altre città di tale fenomeno. In questo contesto, il nostro territorio ha subito un ulteriore colpo, dato che da statuto è stata tolta al polo ternano anche la parziale autonomia economica e decisionale che aveva.

Oggi i corsi di laurea presenti tra Terni e Narni contano circa 2.200 iscritti di cui circa 1.000 presso il solo corso di Narni. Difronte alle scelte dell’università di Perugia, che hanno penalizzato lo sviluppo del polo ternano-narnese, il sistema territoriale non ha saputo reagire, pur avendo nel tempo investito ingenti somme tra strutture, come la nuova sede di Medicina, di Collescipoli e San Valentino finanziate con i soldi delle istituzioni, ed fondi per i ricercatori, grazie anche alla fondazione Carit e le ingenti risorse previste nell’accordo di programma.

Oggi il dibattito sul futuro dell’Università ternana e narnese torna di nuovo in primo piano. Questo dipende essenzialmente da due fattori: in primo luogo, gli investimenti per l’Area di crisi complessa destinati allo sviluppo di infrastrutture universitarie per la ricerca e l’alta formazione e successivamente l’elezione appena terminata del nuovo rettore dell’università di Perugia. Considerando quanto appena detto, noi sosteniamo che questo potrebbe essere il momento giusto per riprendere a progettare lo sviluppo universitario nella ‘conca’.

Mai come ora infatti ci potrebbero essere le condizioni per riconsiderare lo sviluppo dell’università nel nostro territorio come fatto in passato grazie agli strumenti messi a disposizione dal governo nazionale. Ora il territorio deve dire cosa vuole e dove vuole andare. Tutti i candidati a rettore che sono venuti a Terni, compreso chi ha vinto, hanno sottolineato come lo sviluppo dell’università a Terni e Narni non possa non prescindere da un ‘progetto di territorio’ che vede ognuno fare la sua parte. Il messaggio è stato chiaro, l’università si impegnerà a fare la sua parte in un tavolo di progettazione comune. Ma se nessuno la ‘stimolerà’ a farlo, con un progetto di sviluppo del territorio chiaro e condiviso, questo sarà difficile a realizzarsi.

Non possiamo aspettarci dall’università di Perugia un ruolo di primo piano poiché le scelte che hanno portato al depotenziamento del polo universitario ne sono una testimonianza; dobbiamo infatti pretendere, che, una volta individuato il progetto in un tavolo comune, l’università faccia la sua parte. Oggi ci potrebbero essere le condizioni per dar vita ad un nuovo progetto territoriale grazie alla presenza di strumenti come l’Area di crisi complessa, che oltre a fondi per lo sviluppo economico delle imprese, non secondario in un’ottica di progetto di rilancio del territorio, danno la possibilità di finanziarie infrastrutture tra cui strutture per la ricerca e la formazione.

Noi sosteniamo fortemente che l’università è perno fondamentale per la riuscita di questo nuovo progetto territoriale. A questo punto dobbiamo individuare quali saranno i temi che rappresenteranno le principali direzioni di sviluppo per la città. Per quanto ci riguarda riteniamo che la ‘sostenibilità’, ‘l’economia circolare’, ‘l’ambiente’, possono e devono essere la nuova strada su cui costruire lo sviluppo del territorio. Non pensiamo, come altri, a chiudere le imprese, ma ad uno sviluppo più sostenibile grazie all’applicazione di moderne tecnologie di processo e monitoraggio e soprattutto ad un cambiamento più responsabile nell’agire e nel consumo dei cittadini. Per fare questo serve un profondo cambiamento culturale che sia a sostegno del nuovo progetto di sviluppo della città, e qui la formazione, la scuola e l’università saranno determinanti per far si che ciò possa cadere.

Molto di quanto detto può essere possibile solo se l’amministrazione comunale si interroga sul tipo di città che desidera nei prossimi 20 anni, negli ultimi anni non abbiamo più visto questo spirito tra i nostri amministratori e tanto meno ora lo vediamo tra quelli che si sono presentati come coloro che avrebbero riprogettato la città. È proprio in questa ottica che chiediamo un confronto con l’attuale amministrazione e tutte quelle forze sociali, economiche e accademiche sul tema dell’università che riteniamo fondamentale. Non perdiamo l’ennesimo treno che questa volta potrebbe essere veramente l’ultimo.

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