di Giovanni Cardarello
Il quadro della sanità territoriale in Umbria continua a mostrare segnali di sofferenza sul fronte del personale. Secondo quanto scrive Il Messaggero Umbria con la delibera numero 284 del 4 marzo 2026, la Usl Umbria 1 ha certificato una carenza complessiva di 116 medici di ruolo unico, quello che accorpa medici di famiglia e guardia medica. Un numero calcolato sulla base della popolazione residente e delle cessazioni previste entro il 31 dicembre 2025, fondamentale per far decollare il nuovo modello delle Case della comunità.
Il monitoraggio delle cosiddette Aft, acronimo di Aggregazioni funzionali territoriali, una forma di organizzazione dei medici di famiglia prevista dalla Legge Balduzzi la 189 del 2012, per migliorare l’assistenza sanitaria sul territorio, evidenzia una situazione critica soprattutto nell’area del capoluogo. Il distretto del Perugino, infatti, è quello più in difficoltà con ben 42 posti vacanti, distribuiti tra Ellera dove mancano 11 medici, San Marco meno 8, Castel del Piano 6 posti da coprire e Ponte San Giovanni, dove la carenza è di 5 unità.
Non va meglio nelle zone periferiche. Nell’Alto Tevere, ad esempio, si cercano 20 medici (11 solo a Città di Castello), così come nell’Alto Chiascio (13 a Gubbio e 7 a Gualdo Tadino). Nella zona del Lago Trasimeno le carenze sono di 14 unità, mentre nell’Assisano mancano 12 professionisti e nella Media Valle del Tevere altri 8 (con criticità maggiore a Todi).
Il documento dell’Usl Umbria 1 non si limita ai medici di assistenza primaria. La carenza di camici bianchi, purtroppo, tocca anche settori delicati come il carcere di Capanne, dove si registrano 7 posti vacanti, e le postazioni dell’emergenza sanitaria territoriale, il 118 dei vari ospedali, dove i vuoti in organico salgono a 16. Ma come verranno riempite queste caselle? Secondo quello che scrive Luca Benedetti su Il Messaggero dell’8 marzo la Usl Umbria 1 al momento ha definito solo il fabbisogno. L’iter per le assunzioni non sarà immediato.
La procedura prevede un primo passaggio dedicato alla mobilità interaziendale (ovvero lo spostamento di medici già in servizio che chiedono il trasferimento) e, solo successivamente, la pubblicazione delle ‘zone carenti’ sul Bollettino Ufficiale della Regione Umbria per l’assegnazione dei nuovi incarichi. La sfida resta dunque aperta: senza questi 116 professionisti, il piano strategico di prossimità territoriale rischia di rimanere un progetto sulla carta.






