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Home » Vertenza call center, parlano i sindacati

Vertenza call center, parlano i sindacati

di Marco Torricelli
4 Maggio 2015
in Economia, Imprese, Lavoro
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Una protesta dei lavoratori

Una protesta dei lavoratori

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«Ci sentiamo traditi dai sindacati che hanno cercato in ogni modo di farci ‘digerire’ condizioni contrattuali che per noi, a fronte anche delle gravi incertezze sul pagamento degli stipendi, restano inaccettabili. Il tutto per evitare che la situazione potesse sfuggire di mano».

Botta e risposta Questa l’accusa che gli ex lavoratori del call center di via Bramante, quelli che non hanno accettato di rientrare al lavoro e che, anche lunedì mattina, hanno dato via ad una protesta sotto la sede dell’azienda, rivolgono ai sindacati. La replica arriva a stretto giro per voce di Desiré Marchetti, segretaria della Filcams Cgil di Terni.

La replica «Premesso che intendiamo rispettare le opinioni e le scelte di tutti – afferma -, va detto comunque che il nostro percorso, condiviso con le altre organizzazioni sindacali (Cisl e Uil, ndR), è andato nella direzione di una rivendicazione giusta e sostenibile per il reintegro delle persone in azienda e il pagamento degli stipendi in sospeso. Il nostro compito è quello di tutelare il lavoro e i lavoratori».

L’accordo Dopo la dura vertenza di marzo, i sindacati hanno chiuso un accordo con la proprietà del call center, ora al vaglio dell’assemblea dei lavoratori: «L’intesa – spiega Desirè Marchetti – è stata siglata presso la Direzione territoriale del lavoro e prevede, oltre al pagamento già avvenuto delle spettanze di gennaio e della 13esima del 2014, il conguaglio dell’Irpef, la sospensione dell’attività di ‘monitoring’ e il reintegro dei lavoratori che intendevano tornare al proprio posto. In questo senso, chi voleva rientrare ha potuto farlo».

Lo stipendio mancante In base all’intesa, lo stipendio di febbraio doveva essere pagato entro il 30 aprile, fatto che non è avvenuto: «Si tratta dell’ultima mensilità che chi ha deciso di uscire dall’azienda, deve ancora percepire. In questo senso – spiega la segretaria della Filcams Cgil – l’azienda aveva fissato il termine del 30 aprile, ‘salvo tempi tecnici’. Non discutiamo che le festività di questi giorni possano aver creato qualche ritardo, ma ovviamente per noi l’impasse deve essere risolta a breve, diciamo entro sette giorni. Altrimenti valuteremo il da farsi».

Stabilizzazione Un altro dei nodi storici del call center è l’applicazione dei contratti di collaborazione a fronte di condizioni lavorative che – secondo sindacati e Dtl – dovrebbero essere regolate attraverso rapporti subordinati. «Il percorso è stato già attivato presso la Direzione del lavoro – spiega Desiré Marchetti – e molto dipende dai fondi che verrranno messi a disposizione dal governo attraverso il Jobs Act. Sono state fatte anche delle proiezioni e il fatto che l’accordo con l’azienda preveda la stipula di un contratto-ponte per i lavoratori, con condizioni economiche migliori rispetto al contratto nazionale di settore, va proprio in questo senso. Serve il tempo necessario per capire quale strada si dovrà seguire per stabilizzare le posizioni dei lavoratori».

Il messaggio «Nessuno rinnega i contenuti e le motivazioni della giusta protesta di marzo – afferma Marchetti -, né tantomeno si nega la posizione debitoria che l’azienda ha verso l’Inps. Il nostro percorso ha però seguito tappe ben precise, per tutelare i posti di lavoro. In questo senso l’attenzione resta massima, in particolare sul rispetto degli accordi siglati. Come detto, rispettiamo la scelta di chi non è tornato a lavorare ma il nostro compito è e sarà sempre quello di tutelare il lavoro ed evitarne la delocalizzazione».

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