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Home » Telecamere Ast: Arpa e Regione frenano

Telecamere Ast: Arpa e Regione frenano

di Fabio Toni
12 Febbraio 2019
in Ambiente e salute, Ast, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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La videosorveglianza sulle emissioni dell’Ast? «Potrebbe portarci fuori strada e non essere un modo per affrontare in maniera incisiva un problema importante per la conca». Ad esprimere le proprie perplessità – in attesa di ulteriori approfondimenti anche legali – su una questione sollevata dopo gli ultimi casi di fumi ‘anomali’ dall’acciaieria, sono stati lunedì mattina i tecnici di Regione Umbria e Arpa, nel corso dell’audizione in seconda commissione consiliare a palazzo Spada.

LA ‘FUMATA’ ARANCIONE DEL 3 FEBBRAIO IN AST

Il tema

La discussione ha preso le mosse dall’atto urgente presentato dal Movimento Cinque Stelle in cui si propone l’adozione di telecamere sui camini dello stabilimento di viale Brin per reprimere la dispersione di polveri non captate dai punti d’emissione. «Il problema è strutturale – ha spiegato il consigliere Thomas De Luca presentando l’atto – ed occorrono anche interventi di controllo». Una proposta in parte ‘sposata’ anche dalla maggioranza che approfondirà, insieme al M5s, i vari aspetti della questione in un gruppo di lavoro per un atto di indirizzo possibilmente congiunto.

L’EPISODIO DEL 9 DICEMBRE E SEMPRE DI DOMENICA

I metodi di controllo

A rispondere sul punto sono stati Andrea Monsignori, dirigente del servizio autorizzazioni ambientali della Regione e l’ingegner Cristiana Simoncini dell’Arpa. Che non hanno nascosto la necessità di indagare ulteriormente su alcuni fenomeni che accadono all’interno  di Ast, o almeno in alcuni reparti, ma hanno fatto alcune precisazioni, anche relativamente all’Aia recentemente aggiornata da palazzo Donini e non ancora rinnovata, in attesa dei dettagli sul progetto di recupero scorie che dovrà presentare l’azienda.

Emissioni sotto la lente

«All’interno del polo – ha detto la Simoncini – ci sono emissioni diffuse in diversi punti che necessitano di effettuare in maniera pronta e rapida quanto già previsto dall’Aia. Ci sono poi emissioni fuggitive di diversa natura, una parte delle quali presentano interventi percorribili come il miglioramento della captazione, altre non completamente censite e riferibili ad incidenti non del tutto conosciuti. Le ultime segnalazioni riguardano emissioni fuggitive, ma controllarle con la videosorveglianza è estremamente complesso. La durata breve necessita di avere livelli zoom molto ‘spinti’ e letture di tipo ottico. Quale e che tipo di software riesce a monitorare situazioni già difficili per gli operatori? Inoltre in quali aree verrebbero installate queste telecamere? Le emissioni possono essere gravi se accadono in alcuni reparti, del tutto ininfluenti se accadono in altri. Se si installano in tutte le aree si potrebbe non ottenere nulla. Occorre differenziare le situazioni».

Il nodo scorie

«Sulla base delle migliori tecniche disponibili, non abbiamo cognizione che siano previsti sistemi di videosorveglianza» ha precisato il dirigente Monsignori, aggiungendo di «essere più preoccupato di quello che non si vede». «Ci poniamo il problema di come rafforzare, nella fase di rinnovo dell’Aia, le procedure perché eventi simili a quelli registrati recentemente siano effettivamente indagati e non accadano più». Per il dirigente, più che l’eventuale inserimento tra le prescrizioni della videosorveglianza, per il rinnovo dell’Aia è centrale la questione relativa al recupero scorie: «L’azienda, come tutte, ci dice che è libera di gestirla come vuole, ma mancando questa parte manca il riesame dell’intera installazione. Qualcuno ci accusa di ritardi ma abbiamo fatto un percorso tramite la conferenza dei servizi. Abbiamo avuto da lavorare, Arpa ha dato molte precisazioni. Per riuscire a captare i flussi, dal 2010 sono stati fatti importanti investimenti e ora abbiamo voluto accelerare sulla presentazione del progetto scorie che potrebbe portare ad un’effettiva riduzione delle emissioni. Speriamo di averlo a breve e vedere innovazioni anche sotto questo profilo».

L’assessore Salvati

Wodera, Burelli e Kaikkonen

«Ridurre il discorso prettamente alla questione videosorveglianza – ha detto l’assessore comunale all’ambiente, Benedetta Salvati – è riduttivo in quanto si tratta di uno strumento che ci può permettere di intervenire in tempo reale, ma può rappresentare un monitoraggio vero se costruito bene, rilevando la frequenza, la durata e la provenienza di questi eventi». Poi una nota polemica rivolta al Pd: «Il  problema delle emissioni fuggitive c’è da sempre e non accetto critiche da forze che non hanno mai portato una soluzione a questo tipo di problematiche».

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