del Partito Democratico di Amelia
Cinque anni dopo l’introduzione della Taric, la tariffa puntuale è ancora una promessa. Le bollette aumentano, ma ai cittadini e alle imprese non viene spiegato perché pagano di più e quando potranno finalmente beneficiare di un sistema davvero equo.
La Taric nasceva con un principio semplice: chi produce meno rifiuti indifferenziati deve pagare meno. Più differenzi, meno paghi. O almeno così avrebbe dovuto funzionare. A oggi, però, il calcolo puntuale basato sulla misurazione effettiva dell’indifferenziato non è ancora realtà, mentre i costi continuano a crescere anno dopo anno.
È troppo comodo trincerarsi dietro la frase ‘è colpa di quelli di prima’ o dietro l’inevitabilità delle norme. Il passaggio alla Taric è stato approvato nel 2021. Da allora sono passati cinque anni. La domanda politica è semplice: che cosa è stato fatto per arrivare alla vera tariffa puntuale? E, soprattutto, che cosa manca ancora?
Chi differenzia con attenzione non può sentirsi preso in giro. Se i cittadini fanno la loro parte, le istituzioni devono fare la propria: controllare, spiegare, pretendere efficienza e rendere conto delle scelte. Altrimenti si rischia di ottenere il risultato peggiore: scoraggiare proprio i comportamenti virtuosi.
Anche quest’anno il Pef è stato approvato senza una preventiva partecipazione. Nessuna spiegazione comprensibile dall’Amministrazione sugli aumenti, niente di nuovo sulla possibilità di arrivare all’attuazione della tariffa puntuale. I cittadini non possono scoprire tutto solo aprendo la bolletta e le informative non possono essere sempre successive, arrivando di rincorsa.
Serve subito una cabina di regia con i Sindaci dell’Ambito, gli enti competenti e il Gestore, per monitorare costi, qualità del servizio e tempi di attuazione della tariffa puntuale. Serve un cronoprogramma vero. Serve dire con chiarezza quanto manca al salto verso la TARIC pienamente funzionante e perché quel salto non è ancora avvenuto.
Su un tema che incide sulle tasche delle famiglie e sulla vita delle imprese la trasparenza non è una cortesia: è un dovere. Dopo cinque anni, la misura è colma. Chi deve controllare, controlli. Chi deve agire, agisca. L’Amministrazione batta un colpo: Amelia ha bisogno di un cambio di passo vero.






