Preoccupazione e malcontento a Collepaese, frazione di Terni, dopo l’avvio dei lavori per l’installazione di una nuova antenna 5G alta oltre 30 metri, a ridosso delle abitazioni. Il cantiere è stato aperto la scorsa settimana e, secondo quanto segnalano i cittadini, l’impianto sorgerebbe a circa dieci metri da alcune case in strada dei Mandrilli.
Tra i residenti più allarmati c’è una famiglia che vive proprio accanto all’area dei lavori: nella loro abitazione risiede una bambina con un delicato quadro clinico, per la quale, spiegano i genitori, «i medici hanno raccomandato di evitare la prolungata esposizione a fonti di onde radio e campi elettromagnetici. La vicinanza dell’antenna rappresenta per noi un rischio concreto per la sua salute».
Oltre alle preoccupazioni sanitarie, vengono segnalate anche criticità di carattere ambientale e paesaggistico. «L’area individuata per l’intervento – sottolineano i residenti – rientra infatti in una zona vincolata e si affaccia sulla cosiddetta strada panoramica, un tratto noto per il suo valore naturalistico e identitario per la comunità locale. L’installazione rischierebbe di alterare in modo irreversibile il profilo del paesaggio e di compromettere la visuale anche da diversi punti della Valnerina, dove la struttura sarebbe ben visibile».
Alcuni cittadini si sono già rivolti all’avvocato Antonio De Angelis, presentando una diffida formale al Comune di Terni per chiedere la sospensione immediata dei lavori e la verifica delle autorizzazioni urbanistiche e ambientali concesse. Parallelamente è in corso la costituzione di un comitato spontaneo per coordinare le azioni di protesta e tutela del territorio.
«Non siamo contrari al progresso tecnologico – aggiungono – ma riteniamo che debba essere perseguito nel rispetto della salute, della sicurezza e del paesaggio. Questa installazione è sproporzionata, collocata troppo vicino alle case e in un’area che merita tutela, non deturpazione». Il gruppo di abitanti chiede infine alle autorità comunali, provinciali e regionali di «intervenire tempestivamente per sospendere l’intervento e avviare un tavolo di confronto con la popolazione, nel segno della trasparenza e della partecipazione».






