di Gian Paolo Pollini
Presidente Arci Caccia Umbria
Il comitato direttivo di Arci Caccia Umbria ha fatto il punto sulle principali questioni legate all’attività venatoria regionale in vista della stagione 2026/2027. Valutazione positiva per il calendario venatorio umbro proposto dalla Regione, ritenuto coerente con le esigenze del territorio e del mondo venatorio.
Sulle modifiche al Regolamento regionale numero 34 per la caccia al cinghiale, il direttivo esprime forti perplessità, sottolineando la necessità di aprire un confronto più approfondito con l’assessorato regionale. Arci Caccia Umbria ricorda di aver già trasmesso un documento con proposte puntuali, rimaste ad oggi senza riscontro, e annuncia la decisione di renderle pubbliche per condividerle con tutti i soggetti interessati.
Al centro dell’analisi resta il nodo del nuovo Piano faunistico venatorio regionale (Pfvr), ritenuto lo strumento chiave per affrontare in modo organico le criticità gestionali, ambientali e faunistiche. L’associazione ribadisce l’urgenza della sua approvazione per avviare una vera riforma del settore. Nel frattempo, prendendo atto dell’esigenza della Regione di procedere senza rallentamenti sugli interventi più urgenti, Arci Caccia Umbria avanza una proposta operativa: anticipare dal Pfvr la revisione della superficie dell’area agro-silvo-pastorale, verificandone l’attuale configurazione rispetto a una pianificazione ormai datata.
Un aggiornamento di questo tipo permetterebbe di ridefinire in tempi rapidi il territorio vocato alla caccia al cinghiale, ampliandolo e organizzandolo in modo più funzionale. L’obiettivo è chiaro: garantire spazi distinti alle diverse forme di caccia – braccata, selezione e girata – evitando sovrapposizioni e migliorando l’efficacia della gestione. Una nuova articolazione del territorio consentirebbe inoltre di aumentare i settori disponibili, distribuendo in modo più equilibrato le aree tra squadre assegnatarie e zone libere. Un passaggio che potrebbe ridurre sensibilmente i motivi di conflitto e favorire una gestione più condivisa e responsabile.
Arci Caccia Umbria ribadisce infine che solo una pianificazione territoriale aggiornata e coerente può garantire una gestione efficace della specie, la tutela ambientale e una risposta concreta al problema dei danni alle colture agricole.






