di Giovanni Cardarello
L’autotrasporto umbro viaggia spedito verso il baratro. Con il prezzo del gasolio che ha ormai sfondato e consolidato la barriera psicologica dei 2 euro al litro, le imprese del territorio si trovano ad affrontare una tempesta perfetta: ogni singolo mezzo pesante costa oggi 9.000 euro in più all’anno solo di carburante. Una cifra insostenibile che minaccia di spegnere definitivamente i motori di un settore già stremato e di mettere in ginocchio l’intera economia regionale.
Il declino del settore: i numeri di un’erosione silenziosa
Non si tratta solo di percezioni, ma di una crisi d’identità che i numeri della Cgia — analizzati oggi dal Corriere dell’Umbria — confermano in tutta la loro gravità. Nell’arco di un solo decennio, l’Umbria ha visto letteralmente sgretolarsi il proprio tessuto logistico: dal 2015 a oggi, sono 383 le aziende che hanno abbassato definitivamente la serranda, portando il totale delle ditte attive da 1.462 a poco più di mille.
È un’emorragia che non risparmia nessuno, ma che morde con particolare ferocia il Perugino, dove la flessione sfiora il 26,5%, lasciando ferite profonde anche nel comparto di Terni, che segue a ruota con un pesante -25%.
A rendere questo quadro ancora più opaco interviene un limite strutturale difficile da ignorare: la metà dei giganti della strada che attraversano i nostri valichi è ormai ‘anziana’. Questo parco mezzi di vecchia generazione rappresenta una zavorra invisibile: veicoli meno efficienti che consumano di più proprio mentre il gasolio corre verso l’alto, creando un cortocircuito che toglie ossigeno e competitività a chiunque provi a restare in carreggiata.
Il paradosso delle accise e l’ombra dello sciopero
Le associazioni di categoria, guidate a livello nazionale da Unatras, denunciano inoltre, sempre al Corriere dell’Umbria, un beffardo effetto ‘boomerang’: i tagli generalizzati sulle accise decisi dal governo hanno paradossalmente penalizzato proprio gli autotrasportatori, riducendo i rimborsi specifici e annullando i benefici del credito d’imposta.
In questo clima di estrema esasperazione, la protesta è pronta a scendere in strada. Salvo colpi di scena, domani verranno comunicate ufficialmente le modalità di un fermo nazionale di 5 giorni. Se la mobilitazione sarà confermata, i camion si fermeranno il prossimo 15 maggio, con il rischio concreto di paralizzare i rifornimenti e svuotare gli scaffali della regione.
L’appello: «Serve un intervento urgente»
Il grido d’aiuto arriva anche dalle sigle locali come Confartigianato, con Franceschini che invoca un intervento immediato di Regione e parlamentari umbri. Senza un sostegno strutturale o un adeguamento automatico delle tariffe ai costi dell’energia, il rischio è che molte piccole realtà padronali non riescano a vedere la fine del 2026.






