«Fermo restando l’attività di indirizzo politico ed amministrativo degli organi competenti dell’ente sul piano tecnico e gestionale di competenza degli scriventi, allo stato attuale non emergono elementi tecnici, normativi o amministrativi idonei a giustificare modifiche dell’attuale disciplina della circolazione o ulteriori approfondimenti istruttori rispetto a quanto già valutato dagli uffici competenti». Lo mettono nero su bianco i dirigenti Federico Nannurelli e Gioconda Sassi – comandante della polizia Locale – in merito al dibattito in corso sulla viabilità di Cospea Alta e Sant’Efebo.
Terni, via Sant’Efebo: confronto su sottopasso e viabilità. Parlano il comitato e Sterlini
I due dirigenti lo scrivono con una missiva inviata al comitato di cittadini di Sant’Efebo e – per conoscenza – alla prefettura, al sindaco Stefano Bandecchi, al vicesindaco Paolo Tagliaventi, all’assessore Sergio Anibaldi e al presidente della I commissione Andrea Sterlini. Nannurelli e Sassi ricordano che «l’attuale organizzazione della mobilità del quadrante di Cospea è fortemente condizionata dalla presenza della linea ferroviaria e dalla limitata disponibilità di collegamenti trasversali tra le diverse parti del quartiere».
Di conseguenza, secondo la versione dei tecnici, al momento «non risulta tecnicamente perseguibile una sostanziale modifica della gerarchia della rete viaria né una significativa redistribuzione dei flussi di traffico, in quanto qualsiasi intervento di tale natura determinerebbe inevitabilmente il trasferimento dei volumi di traffico su percorsi che non dispongono delle necessarie caratteristiche funzionali per assorbirli in condizioni di maggiore efficienza o sicurezza». Una eventuale revisione ci potrà essere solo dopo la realizzazione del nuovo sottopasso ferroviario.

Focus anche sul sottopasso ferroviario di Sant’Efebo: «Si evidenzia che tale tema è stato affrontato in modo approfondito nel corso degli incontri tenutisi con i cittadini e con i soggetti interessati, durante i quali sono state illustrate le caratteristiche tecniche dell’opera, le condizioni di esercizio della stessa e le ragioni che non consentono di attribuire all’infrastruttura profili di illegittimità o di non conformità tali da giustificarne le richieste di chiusura o la radicale modifica». Nella missiva dei dirigenti viene inoltre puntualizzato che «l’amministrazione ha manifestato durante gli incontri di comprendere pienamente il disagio che alcuni utenti possono percepire nell’attraversamento del sottopasso, soprattutto in ragione della limitata larghezza della carreggiata e delle caratteristiche dimensionali proprie dell’opera. Tale percezione costituisce un elemento che merita attenzione e rispetto, ma deve essere correttamente inquadrata nell’ambito delle caratteristiche costruttive di un’infrastruttura storicamente esistente e da lungo tempo inserita nel sistema della mobilità urbana cittadina».
In ogni caso l’amministrazione «accoglie positivamente» i suggerimenti migliorativi formulati. «Occorre tuttavia ribadire che il tratto stradale di Via Sant’Efebo ed il relativo sottopasso ferroviario costituiscono infrastrutture preesistenti e da anni regolarmente aperte al traffico, inserite stabilmente nella rete viaria comunale e utilizzate quotidianamente dall’utenza. Sotto il profilo normativo, non sussiste alcun obbligo generalizzato di adeguamento automatico delle infrastrutture esistenti alle disposizioni tecniche e geometriche introdotte successivamente alla loro realizzazione», chiariscono Nannurelli e Sassi. «Nel caso specifico, non emergono elementi tali da configurare situazioni di irregolarità dell’infrastruttura o omissioni imputabili agli uffici comunali».
C’è anche un altro punto rilevante: «Per quanto concerne le affermazioni relative a presunte responsabilità degli uffici comunali o a ipotizzate segnalazioni presso la prefettura o l’autorità giudiziaria, si osserva che l’operato dell’amministrazione è stato improntato al rigoroso rispetto delle competenze attribuite dalla legge, sulla base di valutazioni istruttorie tecniche, oggettive e coerenti con l’attuale assetto infrastrutturale del territorio. Le scelte finora assunte non derivano da valutazioni discrezionali prive di fondamento tecnico, bensì dalla necessità di contemperare le esigenze di sicurezza della circolazione, la funzionalità della rete viaria, la sostenibilità economica degli interventi e la concreta configurazione delle infrastrutture esistenti».
Infine i due dirigenti, «con riguardo alle affermazioni contenute nella parte conclusiva della nota circa la presunta sussistenza di un ‘documentato pericolo per la vita umana’», osservano «che tale valutazione non può ritenersi suffragata da elementi tecnici o accertamenti formalmente acquisiti agli atti dell’amministrazione o provenienti dall’attività della polizia Locale con riguardo a periodi limitati ai servizi di controllo effettuati in loco». Non se ne esce.






