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Home » Azienda ospedaliera unica: «Eccolo il ‘colpo di mano’ estivo»

Azienda ospedaliera unica: «Eccolo il ‘colpo di mano’ estivo»

di Fabio Toni
13 Luglio 2020
in Altre notizie, Ambiente e salute, Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Claudio Fiorelli

Claudio Fiorelli

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di Claudio Fiorelli
Consigliere comunale M5s – Terni

La Tesei sta riuscendo in quello che neanche la Marini era riuscita a fare: far diventare l’azienda ospedaliera di Terni un ospedaletto di comunità, appendice a quello di Perugia. Come nella peggiore delle tradizioni politiche, le scelte più indigeste per la popolazione continuano ad essere prese in estate, quando l’attenzione è più bassa.

La presidente della Regione Tesei, infatti, si appresta a procedere verso l’unificazione delle due aziende ospedaliere, una decisione cruciale per il nosocomio ternano che lo porterà nel tempo ad un quasi certo ridimensionamento a favore della omologa azienda di Perugia. Decisioni di questa portata non sembrano però prese a caso in questo periodo dato che l’ospedale di Terni stenta a ripartire nel post Covid, complice anche una Regione che fino ad ora non ha messo in atto iniziative per valorizzarlo.

Non si può dunque pensare ad un riequilibrio equo delle due aziende se a Terni ormai da anni mancano ancora i primari nella maggior parte dei reparti, si lavora con un personale al minimo ed allo stremo delle forze ed in una struttura ormai definita da molti come obsoleta. Tutto questo è accompagnato da un’amministrazione cittadina che sull’argomento risulta particolarmente assente, con una destra impegnata a guardare altrove ed un sindaco che non sembra essere in grado difendere la cittadinanza che lo ha eletto da una presidente della Regione che si ricorda di Terni solo quando ha bisogno di voti.

Lo stesso assessore regionale alla sanità si guarda bene dal presentarsi di fronte alla II commissione del capoluogo di provincia per non rispondere a domande scomode che gli verrebbero rivolte. Sulla questione ospedaliera molti tecnici del settore considerano l’integrazione tra le due aziende un errore che si pagherà negli anni con un ospedale sempre più relegato al ruolo di nosocomio comunitario, appendice di quello di Perugia che vedrà accentrato su di sé i principali servizi di alta specialità.

Più sensato, semmai, sarebbe stato procedere ad una maggior integrazione sinergica tra i due ospedali con le rispettive Usl, al fine di riuscire ad ottimizzare i servizi ai cittadini. Personalmente sarei curioso di sapere se il nostro sindaco continuerà ad essere apprezzato nei sondaggi anche quando vedrà i suoi concittadini dover fare le valigie verso Perugia per poter fare interventi più complessi di un’ernia inguinale.

 

di Leonardo Latini
sindaco di Terni

Vorrei tranquillizzare tutti i cittadini ternani. In questa giornata si sono rincorse troppe voci prive di fondamento sul futuro dell’ospedale di Terni, sul quale è in atto una costante e continua interlocuzione tra il Comune di Terni e la Regione Umbria.

Posso assicurare a tutti voi l’assoluta volontà delle parti di valorizzare e potenziare la nostra azienda ospedaliera che si è sempre dimostrata punto di forza nell’ambito del panorama sanitario regionale. Non esiste volontà diversa né del Comune né della Regione Umbria da quella di voler investire sul futuro del ‘Santa Maria’.

 

di Leonardo Grimani
senatore Pd

Trovo preoccupante che in Regione si stia ipotizzando la costituzione dell’azienda unica ospedaliera dell’Umbria. Non è così che si governa il sistema sanitario Regionale. Una classe dirigente all’altezza dovrebbe porsi il tema di come valorizzare l’ospedale di Terni, le sue importanti professionalità,  e di come creare le condizioni per mantenere i livelli considerevoli  di mobilità da altre Regioni a partire dal Lazio.

Alcuni giorni fa c’è stata la notizia circa gli importanti risultati ottenuti dai medici del reparto di oncologia guidato dal prof. Bracarda nel principale congresso americano in tema di approcci terapeutici. Ebbene credo come risposta non  ci sia peggiore comportamento di questo assunto dalla Regione che minaccia seriamente la tenuta dell’ospedale ternano. Pensiamo piuttosto a come migliorare la struttura, l’accoglienza e ad un’adeguata programmazione di adeguamento del personale medico ed infermieristico assai carente.

Incredibile poi il fatto che oggi, vista la difficoltà di questa posizione, il centro destra abbia spostato l’attenzione sull’ipotesi di un nuovo ospedale. A pensarci bene mi viene ancor più da ridere perché sono gli stessi che non vogliono il Mes, ovvero 37 miliardi per investire in sanità e fare nuovi ospedali. Ho l’impressione che stiamo parlando di  populisti fino al casello di Orte.

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