di Giovanni Cardarello
L’economia umbra si muove su un crinale di moderata crescita, registrando un quadro di luci e ombre nella prima parte del 2025. Lo rivela la relazione trimestrale della Banca d’Italia sulle ‘Economie regionali’. Una relazione da cui emerge che il Pil, prodotto interno lordo dell’Umbria, è aumentato dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Questa espansione, sebbene contenuta, è in linea con l’andamento generale del Paese. L’analisi settoriale, tuttavia, rivela profonde differenze tra i vari comparti, con alcuni settori in difficoltà e altri in piena espansione.
A fare i conti con una fase di debolezza sono soprattutto il settore manifatturiero e l’industria. Le imprese, infatti, hanno risentito di una generale flessione nel fatturato e negli ordinativi. A pesare su questi dati è la componente estera. Le esportazioni regionali, infatti, sono state colpite, anche indirettamente, dall’inasprimento dei dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questa vicenda, legata anche alle crescenti tensioni commerciali, ha raffreddato il clima di fiducia delle aziende, spingendo la maggior parte delle imprese a mantenere un approccio prudente, con piani di investimento che rimangono modesti anche per il prossimo anno.
Da registrare, inoltre, che si è totalmente esaurita la lunga fase di sviluppo post Covid-19 che aveva caratterizzato il settore edilizio. Il comparto in questione, nel periodo analizzato, registra un ristagno dovuto principalmente a due fattori. Il primo è il venire meno dei generosi incentivi fiscali per la riqualificazione degli immobili residenziali, a partire dal Superbonus. Il secondo, il rallentamento degli investimenti pubblici e delle opere di ricostruzione post-sisma 2017. A riprova di questa inversione di tendenza, le ore lavorate nell’edilizia sono diminuite per il secondo semestre consecutivo, con una flessione pari al -7,4% nella prima metà del 2025. Un calo molto più marcato rispetto alla media nazionale.
Al netto di questi numeri, però, il mercato immobiliare residenziale ha mostrato segnali di ripresa. A titolo di esempio si può citare il dato della compravendita di abitazioni che aumenta del 14,8% rispetto al primo semestre del 2024. I prezzi delle case sono in crescita del 3,4%. Un dato comunque condizionato dall’inflazione.
In totale antitesi con i settori primari, il vero motore trainante dell’economia umbra è il terziario. Il settore ha beneficiato della crescita dei consumi interni e, soprattutto, di un turismo che ha confermato una robusta espansione iniziata dopo la crisi pandemica. Nei primi nove mesi del 2025 le presenze turistiche sono aumentate del 10% nel territorio umbro. Un dato di gran lunga superiore al +2% registrato in Italia. La crescita è stata particolarmente intensa per i turisti stranieri e per le strutture extralberghiere. A coronare questa performance, il traffico passeggeri dell’aeroporto San Francesco d’Assisi che ha toccato un nuovo massimo, crescendo del 20,5% tra gennaio e settembre 2025.
Scorrendo il rapporto ‘Economie regionali – Aggiornamento congiunturale della Banca d’Italia’, da registrare che il mercato del lavoro in Umbria si conferma solido. Il numero di occupati è cresciuto in misura sostenuta dell’1,9% nel primo semestre del 2025. Questo incremento ha riguardato in particolare le donne e i lavoratori autonomi, portando il tasso di disoccupazione al minimo storico del 5%. La positiva dinamica occupazionale ha un riflesso diretto sul potere d’acquisto delle famiglie che, secondo Banca d’Italia, cresce in termini reali. I consumi, infatti, sono aumentati dell’1,2%, superando la media italiana. Altro segnale di questa tendenza è che le famiglie hanno anche ripreso a investire, con un ritorno all’aumento delle erogazioni di mutui per l’acquisto di abitazioni.
Da rilevare, infine, che anche la situazione economica e finanziaria delle imprese umbre appare solida, con un’adeguata liquidità a disposizione. A fare da contraltare negativo a questo dato, il fatto che il credito al settore produttivo continua a contrarsi, in particolare per le piccole e piccolissime imprese.






