di Giovanni Cardarello
L’Umbria continua a perdere abitanti. Da oltre un decennio il saldo demografico della regione è costantemente negativo e la popolazione residente diminuisce anno dopo anno. Lo evidenzia un’analisi dell’Aur, Agenzia Umbria Ricerche, che ricostruisce l’evoluzione demografica degli ultimi 25 anni e individua un anno spartiacque: il 2013. Quello è stato infatti l’ultimo anno in cui la popolazione umbra è cresciuta. Da allora il numero dei residenti ha imboccato una traiettoria di costante diminuzione.
Il massimo storico è stato raggiunto proprio nel 2013, con 892.742 residenti. Un dato in netta crescita rispetto agli 821.835 del 2000, ma ormai lontano: nel 2025 la popolazione è scesa a 851.473 abitanti, oltre 40mila in meno rispetto al picco. Secondo le stime provvisorie dell’Istat, nel 2026 il calo dovrebbe proseguire con un’ulteriore diminuzione di circa un migliaio di residenti.
Dal boom demografico al declino
L’indagine distingue con chiarezza due fasi profondamente diverse della storia recente dell’Umbria: quella della crescita nei primi anni duemila e quella del progressivo declino iniziata nel decennio successivo. «L’evoluzione della popolazione umbra nel XXI secolo mostra con una certa nitidezza il passaggio tra due fasi profondamente diverse – spiega a ‘Il Messaggero Umbria‘ il ricercatore dell’Aur, Giuseppe Coco –. La fase di espansione demografica osservata nei primi anni duemila si colloca in un contesto caratterizzato da flussi migratori con l’estero particolarmente intensi. In alcuni anni il saldo supera le 10 mila unità annue: un ordine di grandezza che, rapportato alle dimensioni demografiche dell’Umbria, suggerisce come la crescita della popolazione regionale non fosse riconducibile soltanto alla dinamica naturale, ma anche alla capacità del territorio di attrarre popolazione dall’estero».
Dal 2014 il quadro cambia radicalmente. «La traiettoria si è progressivamente invertita – prosegue Coco -. Dopo il picco del 2013 la popolazione ha iniziato a diminuire senza interruzioni significative. Rispetto all’anno di massimo storico, la perdita supera le 40 mila unità, un ridimensionamento che, in termini di ordine di grandezza, equivale alla scomparsa di una città di medie dimensioni». In poco più di un decennio è come se fosse scomparsa una città delle dimensioni di Spoleto.
Il calo rallenta, ma il saldo resta negativo
Dopo il picco del 2013 la popolazione ha iniziato a ridursi con perdite comprese, negli anni più difficili, tra i 3 mila e i 5 mila abitanti l’anno. L’unico segnale incoraggiante, all’interno di un quadro ancora critico, riguarda il rallentamento della flessione. Tra il 2024 e il 2025 la regione ha perso circa 1.500 residenti, mentre le stime provvisorie dell’Istat per il periodo 2025-2026 indicano una diminuzione più contenuta, pari a circa 800 persone.
Sempre meno under 14
L’aspetto più significativo emerso dall’analisi riguarda però la popolazione più giovane. La fascia fino a 14 anni ha seguito l’andamento della popolazione complessiva fino al 2013, crescendo dai circa 101 mila residenti del 2000 a quasi 117 mila. Dal 2014 anche questa dinamica si è invertita. Da allora gli under 14 sono diminuiti senza interruzioni, con una perdita di oltre 25 mila ragazzi rispetto al valore massimo registrato nel 2013. Il confronto con l’inizio del secolo restituisce il quadro del progressivo invecchiamento della regione.
«Nel 2026 l’Umbria continua ad avere una popolazione complessiva superiore rispetto a quella del 2000 – evidenzia il rapporto Aur – pur disponendo di una base giovanile più ridotta di circa 9 mila unità. In pratica, il peso percentuale degli under 14 sul totale della popolazione regionale è passato dal 12,3% del 2000 al 10,8% del 2026». È questo il dato che sintetizza meglio la trasformazione in atto: l’Umbria non perde soltanto abitanti, ma vede restringersi progressivamente la propria base giovanile. Una dinamica che indebolisce il ricambio generazionale e pone interrogativi sempre più rilevanti sul futuro economico e sociale della regione.






