di Damiano Bernardini
Segretario regionale Pd Umbria
La mancata partecipazione alla riunione convocata dal presidente Bandecchi (il riferimento è all’assemblea dei sindaci della Provincia di Terni, che si è tenuta martedì pomeriggio ed è stata disertata dai primi cittadini di centrosinistra, ndR) è un gesto simbolico e profondamente politico. È la presa di distanza netta da un modo di intendere le istituzioni che nulla ha a che fare con la democrazia, il rispetto e la cooperazione tra i livelli di governo.

Chi rappresenta le nostre comunità lo fa con spirito di servizio, dedizione quotidiana e rispetto delle regole. Non è accettabile che il ruolo di presidente della Provincia venga interpretato come una tribuna personale per offendere, imporre, delegittimare e ridurre il confronto istituzionale a una farsa autoritaria. Gli enti locali hanno bisogno di collaborazione, non di imposizioni. Di programmazione, non di show. Di rispetto, non di prevaricazioni. Il presidente Bandecchi continua a mostrare un atteggiamento fuori dalle regole istituzionali, più interessato a mantenere un controllo mediatico e propagandistico che a risolvere i problemi reali delle comunità.
Continueremo a portare avanti, anche in consiglio provinciale, una strenua opposizione politica e istituzionale a questa deriva, perché riteniamo che non vi siano più le condizioni per garantire la permanenza di Bandecchi alla guida della Provincia. Lo faremo con la forza della politica, con la serietà del nostro impegno e con la schiena dritta. Perché la dignità delle istituzioni va difesa, sempre. Non possiamo inoltre accettare che un piano di investimenti sulle strade venga utilizzato come strumento di ricompensa. Le istituzioni non sono aziende di sua proprietà, dove si distribuiscono dividendi. Questo metodo è inaccettabile e antidemocratico. Lo contrasteremo con tutta la nostra determinazione.






