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Home » Caso Arconi a Perugia: «L’ultimo appello»

Caso Arconi a Perugia: «L’ultimo appello»

di Lucina Paternesi
11 Maggio 2018
in Altre notizie, Attualità, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Gli Arconi

Gli Arconi

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L’ultimo appello, l’ultima speranza. L’osservatorio perugino nato a seguito del ‘caso Arconi’ e le associazioni e personalità aderenti, nonché 1.600 persone firmatarie, fanno appello ai singoli consiglieri comunali per invitare ad una ultima definitiva riflessione sul caso.

Una riflessione basata sulla consapevolezza che «chi nel presente e nel futuro vorrà ricostruire le circostanze, i soggetti, le mentalità che hanno agito in questa evidente aggressione ad un primario reperto del patrimonio monumentale perugino e italiano, incontrerà il vostro nome. Abbiamo da tempo segnalato aspetti che probabilmente integrano rilevanza giudiziaria su cui la magistratura farà il suo corso, ora ci preme solo richiamare l’innegabile natura aggressiva e impropria dell’intervento realizzato e in via di ultimazione».

Reversibilità «Non c’è bisogno di essere esperti di restauro – spiega in una nota l’osservatorio – per conoscere concetti come reversibilità, compatibilità, rispetto: ebbene in questa vicenda si è avuto il coraggio perfino di asserire che i soppalchi in cemento armato sarebbero reversibili poiché si possono togliere in qualsiasi momento; argomento in sé inconsistente poiché se è reversibile una struttura in cemento armato non si capisce cosa potrebbe mai non esserlo, qualsiasi edificio a questo punto, anche lo stesso Palazzo dei Priori o il Colosseo son reversibili, basta smontarli pietra dopo pietra e portarli altrove. E’ una intrinseca innegabile contraddizione, bizantinismo verbale teso a nascondere violazione di concetti che la legge invece bene individua, favoriti dal generale clima di relativismo, soggettivismo, approssimazione, ignoranza di fatto».

«La legge vigente – prosegue la nota – prescrive per i monumenti nazionali i beni vincolati, e gli Arconi lo sono al massimo grado, solo possibilità di restauro, che può consentire aggiunte strutturali solo se dotate di quella caratteristica di reversibilità. E tale seria reversibilità in verità non c’è». C’è poi un’altra questione, che riguarda «una degradante deformazione dell’opinione pubblica, che fa breccia presso molti esponenti politici ma non culturali, è adusa ad autoassolversi ricorrendo alle categorie del ‘bello e del brutto’ che invece, in quanto soggettive, esulano del tutto da questa vicenda in cui devono valere esclusivamente valutazioni oggettive di restauro quindi di conservazione e godibilità e, per i casi di aggiunta, di reversibilità».

Rispetto Insomma, anche un esito bello dell’opera non sottrae dalla responsabilità di aver snaturato un monumento. «Si pensi, oltre ai soppalchi aggettanti, alla imperdonabile, inaccettabile, incredibile separazione dei voltoni trecenteschi, in mattoni, dal Murus duecentesco in arenaria di fondo, una unità spaziale sempre esistita da otto secoli. Una unità spaziale che consente la lettura della singolarissima genesi storico-strutturale del Sopramuro, ma che ora non sarà più. Come si può parlare di rispetto (dovuto per legge) per le antiche strutture e loro significato e spirito, con tale raccapricciante separazione? Separazione che nessuna finestra operata da ultimo sul nuovo doppio tramezzo di fondo potrà lenire; separazione tesa a costruire indispensabili magazzini e cessi! Chi andrà al cesso potrà meglio godere del Murus Duecentesco. Il vero spirito di rispetto quando si accorge che la nuova destinazione d’suo (una biblioteca in questo caso) impone snaturamenti tanto gravi, subito fa un passo indietro e ne cerca una più appropriata».

Degrado e abbandono «Richiamiamo che altre false verità sono state ripetute in questi mesi, per esempio che alternativa all’attuale aggressione sarebbe solo il degrado cui gli Arconi soggiacquero per anni. In verità gli Arconi furono ‘stamponati’ e restaurati fin dal 2000/2003, in vista dello sbarco della rampa di scale mobili provenienti dal Minimetrò. Grazie a quei lavori gli Arconi non furono più luogo di degrado bensì fino ad oggi (ovvero per gli ultimi 15 anni) hanno fatto bella figura di sé, sia pure non utilizzati, vedibili di sguincio in tutta la loro solenne longitudine per chi getta lo sguardo salendo le scale mobili. Si pensi alla barbara demolizione in breccia di porzioni di muri perimetrali del Palazzo del Capitano del Popolo per ‘passaggi più agevoli’ demolizioni che frequentemente comportano incriminazione di danneggiamento del patrimonio artistico della Nazione».

Scatto di dignità Le associazioni e i cittadini che hanno firmato la petizione promossa dall’osservatorio, tra cui figurano personalità nazionali e locali, chiedono dunque uno scatto di dignità culturale e civile. «Una gloria perugina iniziata otto secoli fa, sviluppatasi e preservatasi fino ad oggi (il Sopramuro, gli Arconi, Piazza Matteotti e i suoi Palazzi), vale più dei rimbrotti di parte e di partito, vale più della pressione meschina di staff tecnici inconsapevoli. Perugia anche se silenziosa e soccombente vi chiama».

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