di S.F.
«Le risultanze istruttorie della commissione conducono ad una considerazione di fondo. Sebbene la scelta di adottare un determinato modello gestionale rientri pienamente nei diritti e nei poteri della giunta, quale organo di indirizzo politico-amministrativo, ciò non esime l’amministrazione dall’onere di supportare tali scelte con adeguati strumenti di analisi, valutazione e monitoraggio». È uno dei passaggi chiave con la quale la IV commissione ha concluso la relazione sul cosiddetto ‘Cantiere Comune’ a Terni, messo in piedi da palazzo Spada per le manutenzioni stradali. L’atto sarà discusso in assise la prossima settimana ed è già a disposizione di tutti i consiglieri.
LA RELAZIONE DELLA IV° COMMISSIONE SU CANTIERE COMUNE
Terni, supporto da 189 mila euro per ‘Cantiere Comune’: affidamento in house

La commissione, presieduta da Francesco Maria Ferranti, si è mossa in seguito ad un «periodo di sperimentazione sufficientemente lungo» per, in sostanza, verificare «se il modello organizzativo denominato ‘Cantiere Comune’, con particolare riferimento agli interventi di manutenzione e rifacimento del manto stradale, abbia effettivamente prodotto un risparmio economico per l’Ente rispetto al ricorso alle tradizionali forme di esternalizzazione dei lavori». Come noto l’ente ha internalizzato le attività, acquistando anche mezzi per oltre mezzo milione di euro e assumendo un bel po’ di operai. Ci sono state le audizioni del dirigente al governo del territorio Federico Nannurelli e dell’assessore Sergio Anibaldi, entrato nell’esecutivo a febbraio 2026.

Il risultato è contenuto nella relazione finale: «Alla luce delle audizioni svolte, ed in particolare di quella del dirigente, non è emersa – si legge – l’esistenza di alcuna valutazione tecnico-economica formalizzata e messa per iscritto che attesti la convenienza del modello ‘Cantiere Comune’ rispetto alle procedure di affidamento esterno. Dalla documentazione trasmessa e dai chiarimenti resi, si evince infatti come la scelta tra internalizzazione ed esternalizzazione sia stata ricondotta nell’alveo della discrezionalità politica, senza che sia stato prodotto un documento comparativo strutturato in grado di dimostrare, in termini misurabili, un effettivo risparmio per l’Ente».

In più «non è stato possibile rilevare l’esistenza di strumenti di rendicontazione successiva che consentano oggi di verificare, sulla base didati oggettivi, se tale modello operativo abbia effettivamente prodotto benefici economici, né se tali benefici – laddove esistenti – siano superiori, equivalenti o inferiori rispetto a quelli conseguibili mediante il ricorso al mercato». Anche perché nel caso di specie, «contrariamente a quanto poteva essere ragionevolmente ipotizzato in fase iniziale, non risulta che sia mai stato redatto uno studio economico-finanziario tecnico, volto a dimostrare la maggiore convenienza del modello ‘Cantiere Comune’». Di conseguenza la IV commissione non ha potuto che rilevare «come la scelta operata si configuri, allo stato, come una decisione di natura eminentemente politico-organizzativa, non accompagnata da un adeguato supporto analitico in termini di valutazione dei costi e dei benefici, né da strumenti di controllo successivo idonei a verificarne l’efficacia e l’economicità».
In conclusione l’input per il futuro è che il Comune si «doti di strumenti strutturati di analisi comparativa e di monitoraggio economico-finanziario, al fine di garantire che le scelte organizzative in materia di gestione dei servizi, ed in particolare per il caso di specie di manutenzione del patrimonio stradale, siano fondate su dati oggettivi, misurabili e verificabili, in coerenza con i principi di buon andamento, economicità ed efficacia – trasparenza dell’azione amministrativa». Se ne parlerà nel prossimo consiglio comunale fissato per l’8 giugno.
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