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Home » Cgil: «Il Ternano è in recessione e quasi a un punto di non ritorno. Convochiamo i parlamentari»

Cgil: «Il Ternano è in recessione e quasi a un punto di non ritorno. Convochiamo i parlamentari»

L'analisi del segretario della Camera del Lavoro, Claudio Cipolla, parte dai dati socio-economici. Sul nuovo ospedale: «Riqualificare Colle Obito»

di Fabio Toni
8 Gennaio 2026
in Economia
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Barbara Silvestrini e Claudio Cipolla

Barbara Silvestrini e Claudio Cipolla

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Un quadro sociale ed economico «da recessione» e un grido d’allarme, l’ennesimo, «che non può restare inascoltato. Per questo chiederemo un incontro a tutti i dieci parlamentari eletti in Umbria. Per condividere punti di vista e avanzare proposte. Altrimenti la situazione di questa parte della regione rischia di diventare irreversibile. Anzi, siamo ad un passo».

La Cgil di Terni, per voce del suo segretario Claudio Cipolla, delinea un quadro a tinte fosche nella conferenza stampa di inizio 2026. Partendo dai dati: «L’indice di invecchiamento del territorio provinciale è fra i più alti in Italia e lo spopolamento continua a correre, tanto che negli ultimi dieci anni la popolazione della provincia di Terni è scesa da 230 mila a 215 mila abitanti. E se non fosse per il 10% di cittadini immigrati che hanno compensato in parte questo trend, oggi saremmo ancora di meno».

Barbara Silvestrini e Claudio Cipolla

Altro tema sollevato dalla Cgil ternana – presente alla conferenza stampa anche Barbara Silvestrini della segreteria organizzativa – è la ‘fuga’ dei giovani, «che terminate le scuole superiori, vanno a studiare o cercano lavoro fuori regione e all’estero». Ma le note dolenti riguardano anche i dati economici, «con un calo delle produzioni, nel 2025, di circa il 5%, certificato dai maggiori istituti di ricerca, e dei consumi per circa il 7%. D’altronde con questi redditi e un lavoro sempre più precario, non si va lontani. La media dei redditi da lavoro dipendente in provincia di Terni è di 22 mila euro contro i 27 mila a livello nazionale. E dei 66 mila pensionati, pari al 31% della popolazione residente, ben 23 mila non arrivano a mille euro al mese. Diteci voi come si fa a tirare avanti. E non ci dicano che gli occupati aumentano e che le cose vanno bene, vista la natura di un lavoro che si è fatto sempre più precario, instabile e mal retribuito». Temi che, tornando sul piano sociale, si intrecciano con chi decide di non curarsi più – «fra costi della sanità e inefficienze del pubblico, accade anche in Umbria» – e un generalizzato incremento di fenomeni come ludopatie e dipendenze.

Per il segretario Cipolla e la Cgil di Terni, «siamo ben oltre la crisi, siamo in recessione e la provincia di Terni rischia di perdere la propria identità sociale ed economica, di toccare il punto di non ritorno. Non si tratta più di vertenze di settore o categoria, ma di una vertenza territoriale che deve vedere proposte e azioni ad ogni livello: nazionale, regionale, locale. Per questo convocheremo i parlamentari umbri, perché ci sono ancora possibilità da sfruttare e che non possiamo più perdere. Tutti dobbiamo farci carico della situazione di un territorio che, per posizione baricentrica e storia, presenta caratteristiche diverse dal resto dell’Umbria».

Fra i temi toccati in conferenza stampa, anche il nuovo ospedale di Terni. «Siamo per la riqualificazione di Colle Obito, non per la ristrutturazione del ‘Santa Maria’ – ha detto Cipolla –, due cose ben diverse. Lo diciamo avendo valutato costi, tempi e continuità delle cure. Intanto va rafforzata la sanità territoriale ad ogni livello, perché il sovraffollamento di ospedali, pronto soccorso e il sovraccarico lavorativo devono trovare una risposta anche e soprattutto nel territorio. Poi, va realizzato il nuovo ospedale di Narni-Amelia che è una risposta vera alle esigenze, mutate nel tempo, di questa parte importante della provincia. Infine, sul ‘Santa Maria’ di Terni, non serve una ‘riverniciata’ all’esistente, ma una generale riqualificazione di quel quartiere e una nuova struttura ospedaliera che, collegata alle parti più nuove e quindi ristrutturate dell’attuale nosocomio, rappresenti una risposta più veloce alle esigenze e meno gravosa per le casse pubbliche. Non siamo contrari a priori ad un nuovo ospedale in una zona diversa della città, nessuna preclusione a patto che ci siamo i fondi disponibili per farlo, e non devono portare a un indebitamento eccessivo che rischia di incidere sulle prestazioni, e i tempi per la realizzazione siano contenuti».

Sui rapporti con le amministrazioni locali, Terni in testa: «Noi l’8 settembre abbiamo scritto ai Comuni per chiedere un confronto sulle emergenze sociali, che non riguardano solo gli anziani, e territoriali come il lavoro e l’ambiente. Non ci hanno risposto ancora Terni, Orvieto e Amelia e, considerando che questi tre comuni rappresentano il 65% della popolazione provinciale, non ci sembra un gran segnale».

Infine i numeri della Cgil ternana nel 2025: «Nel corso dell’anno abbiamo registrato 1.700 nuovi iscritti, crescendo e superando i 24 mila totali su base provinciale. Segno che c’è bisogno dei sindacati e di esercitare diritti e tutele. I nostri servizi, fra pratiche individuali di patronato, assistenza fiscale, vertenze, hanno visto transitare poco più di 48 mila pratiche nelle 37 sedi distribuite in provincia. La Cgil è per molti l’interlocutore a cui rappresentare un problema, una difficoltà e trovare una risposta anche per districarsi nei meandri della burocrazia».

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