Città di Castello: cani da tartufo avvelenati. Quattro casi in dieci giorni

La denuncia del presidente dell’associazione tartufai dell’Alto Tevere e la dura condanna del sindaco

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di Giovanni Cardarello

Il territorio di Città di Castello in questi giorni è stato scosso da una vicenda buia, sgradevole e per molti versi criminale. La vicenda riguarda il mondo della raccolta dei tartufi, degli amati cani necessari all’opera, l’associazione tartufai dell’Alto Tevere con cascami che hanno raggiunto direttamente la stanza del sindaco del centro tifernate.

I fatti. Nella settimana a cavallo tra sabato 25 novembre e domenica 3 dicembre ben quattro cani da tartufo sono morti, uccisi dal ‘classico’ boccone avvelenato. Ma secondo le informazioni raccolte dalla nostra redazione i casi sarebbero di più ma, per fortuna, senza ulteriori esiti letali. Un dramma per i cercatori, un dramma per chi ama gli amici a quattro zampe, un fatto criminale punito, secondo il dettato dell’articolo 544-bis del Codice penale, con la reclusione da quattro mesi a due anni.

I quattro cani, uccisi in poche ore e tra atroci sofferenze, sono stati avvelenati nei boschi afferenti alle zone di Fiume e di Fraccano e, come spesso accade, in questi casi non hanno letteralmente avuto scampo. A denunciare l’accaduto è il presidente dell’ dell’associazione tartufai dell’Alto Tevere, Andrea Canuti, che dopo aver giustamente specificato che i fatti non sono legati al mondo dei cercatori di tartufi, ha sottolineato che «noi, come chi nei secoli ci ha preceduti, siamo i primi a voler bene ai cani, a tutelarli e rispettarli sempre con immensa gratitudine per quello che riescono a fare». Ricordando, giustamente, che i cani sono i protagonisti assoluti di un’attività simbolo dell’Umbria, un’attività con tradizione millenaria peraltro riconosciuta dall’Unesco. «Chi commette reati e atti così riprovevoli – ha sottolineato Canuti – nulla ha a che fare con noi tutti e con la civiltà della nostra comunità: ci affidiamo alle autorità competenti».

Autorità che, ovviamente, non hanno fatto mancare la propria voce e il proprio sostegno a partire dal sindaco di Città di Castello, Luca Secondi. «Questo fenomeno deprecabile – si legge sul sito ufficiale del Comune – mette in luce la parte peggiore di una comunità, che dell’amore e tutela per gli animali ha fatto sempre una ragione di vita». Specificando di aver attivato le forze dell’ordine e la polizia Locale per non lasciare impunito chi ha commesso questo odioso reato.

Secondi, nel ricordare che i tartufai sono il primo presidio di tutela degli animali e che, «senza i loro straordinari cani non avrebbero ragione di praticare un’attività secolare riconosciuta nel 2021 anche dall’Unesco», ha anche sottolineato che «l’azione dell’amministrazione comunale sarà di massima severità per assicurare la condanna morale, penale e civile per coloro che si macchiano di reati così gravi come l’avvelenamento dei cani da tartufo».

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