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Home » Comune di Terni: «Bulimia da appalti»

Comune di Terni: «Bulimia da appalti»

di Simone Francioli
22 Novembre 2016
in Attualità, In evidenza, Inchiesta Comune Terni, Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Palazzo Spada

Palazzo Spada

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Enrico Melasecche
Enrico Melasecche

di Enrico Melasecche
consigliere comunale di ‘I Love Terni’

Ho volutamente fatto decantare qualche giorno le notizie di mercoledì mattina sull’indagine della Procura della Repubblica. Dopo qualche anno di battaglie epocali in tema di legalità, trasparenza, managerialità e merito, seguendo giorno dopo giorno i temi più delicati del governo cittadino ho creduto opportuno lasciare ad altri l’impulso del commento a caldo per una valutazione più pacata della situazione ma il voto contrario di questa maggioranza che ha impedito di discutere l’odg delle opposizioni costituisce un atto politico gravissimo che si commenta da solo.

È di tutta evidenza che questo assalto alla diligenza comunale da parte di soggetti che si dicono paladini degli interessi dei più deboli ed emarginati ha superato ogni limite della decenza. Terni non è città libera, libera di fare impresa, libera di attrarre investimenti per crescere, libera di poter puntare su una ripresa che, in queste condizioni, non ci sarà mai e saranno proprio le famiglie più deboli e le piccole imprese a pagare pesantemente il mal governo del dissesto.

Questa indagine matura in un momento in cui la Corte dei Conti è chiamata a valutare le carte dello tsunami del disavanzo, circa 70 milioni emersi dal gennaio 2015 ad oggi, imponendo un piano di rientro immediato, lacrime e sangue, pari a circa 25 milioni in soli cinque anni salvo poi il ripianamento del residuo fino al 2045. Il tutto ben oltre il debito ordinario. La città sta già pagando e pagherà a caro prezzo l’ignoranza, l’incompetenza ma soprattutto l’arroganza di chi occupa il potere per favorire lobbies amiche. Proprio pochi giorni fa, in II Commissione, ho condotto una battaglia a difesa delle 45 famiglie che hanno un bambino o un adolescente in affido ed a cui il Comune di Terni riserva trattamenti vergognosi, con contributi notevolmente inferiori ad altre città, erogati senza un minimo di puntualità, appropriandosi addirittura del contributo loro dovuto a dicembre in cui, con il Natale, ogni minore che ha avuto la sfortuna di perdere per un verso o per un altro i propri genitori ha diritto ad un vestito, ad un paio di scarpe nuove, ad un regalo sotto l’albero di Natale.

È questa la Terni che non riconosco più, quella che spende milioni e milioni in appalti stratosferici, gestiti a dir poco in modo allegro (la Procura della Repubblica dichiarò anche con intenti fraudolenti) ma ignora, talvolta deride, il dramma di famiglie in gravissima difficoltà cui basterebbero poche centinaia di euro per tirare avanti con dignità. Siamo giunti ad un vero dissesto morale prima ancora che economico finanziario che ha padri e madri.

Terni non a caso è inserita nell’albo del disonore degli 84 comuni d’Italia (sugli oltre 8 mila esistenti) peggio amministrati in procedura di predissesto. Il sindaco imperturbabile continua a ripetere come un disco rotto che tutto va bene e confida nella giustizia. Quale giustizia? Quella che il Presidente dell’ANAC definisce come titubante nell’approfondire nelle città di provincia i temi della corruzione? Quella che ha finora archiviato per prescrizione gare “gestiti con intenti fraudolenti”? Il “fenomeno Terni” è sotto gli occhi di tutti.

Questa “patologia bulimica degli appalti” costituisce una evidenza che anche i ciechi vedono ed anche i sordi odono. Il re è nudo. È mai possibile che a Terni ogni ogni euro di bilancio pubblico dall’Ospedale, alla ASL, alla Provincia, al Comune sia monopolio degli stessi soggetti cui vengono prorogati, rinnovati, fatti rivincere, con o senza gara appalti ed appalti da decenni? Addirittura quando il Tribunale respinge le richieste di pagamenti non dovuti è la politica che gestisce arbitrati in cui addirittura il PD decide contro gli interessi della città ma a favore di soggetti esterni che fanno parte con tutta evidenza di un fenomeno di voto di scambio che caratterizza ormai la vita politica ternana e ne costituisce l’elemento caratterizzante?

Nulla sfugge agli appetiti di coloro che (anche ex funzionari o dirigenti del partito egemone e loro “famigli”) non perdono occasione nel creare addirittura i bisogni per fare poi progetti atti a soddisfarli, il tutto all’ombra di due sindaci che hanno tutelato sempre alcuni centri di potere i quali, grazie a meccanismi ben oleati, hanno raggiunto una elevatissima capacità economica con cui sostengono campagne elettorali, eventi di vario genere compreso il sostegno elettorale ai propri anfitrioni. Il caso Ener Street indigna. L’imprenditoria privata residua, relegata ad ancella, è in crisi fortissima, quella “parapubblica” nel senso che incrementa fatturati dai bilanci pubblici è fiorente ed in forte espansione. Terni ed i ternani continuano a pagare. Fino a quando?

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