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Home » ‘Comuni Ricicloni’ 2016: Umbria a zero

‘Comuni Ricicloni’ 2016: Umbria a zero

di Simone Francioli
23 Giugno 2016
in Ambiente e salute, Dal territorio
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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‘Comuni Ricicloni’ 2016, l’Umbria si ferma a zero. Questo il risultato del premio presentato giovedì a Roma nell’ambito della tre giorni del Forum – realizzato con Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, in partenariato con il Coou – rifiuti.

Nessun sorriso Amaro il commento del vice presidente di Legambiente Umbria, Maurizio Zara: «In Umbria c’è poco da stare allegri per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e non ci sono storie virtuose da raccontare e da premiare. Grande attenzione ce l’ha invece l’inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia che ha portato all’indagine di ben 12 persone tra top manager e tecnici di Gesenu e di Tsa con l’accusa di traffico illecito di rifiuti e avvelenamento colposo di acque e per alcuni di loro anche di associazione a delinquere. Inchiesta sfociata anche nell’interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Perugia nei confronti di Gesenu e che ha meritato l’attenzione della Commissione bicamerale sul ciclo illecito dei rifiuti. Un terremoto politico per l’Umbria, che però mette alla luce finalmente tutte le inefficienze del sistema di gestione di casa nostra, puntualmente denunciate negli anni da associazioni ambientaliste e comitati di cittadini».

Legambiente espone i punti debole del sistema umbro: dalla raccolta differenziata non uniforme sul territorio agli impianti di compostaggio e di selezione poco efficienti e non adeguati alle migliori tecnologie, il tutto condito ‘da un sistema di illegalità che riguarda una classe di politici, professionisti e imprenditori interessati al ciclo dei rifiuti con l’ottica del profitto personale e del profitto imprenditoriale fuori dalla legalità, come denunciato dal procuratore della Repubblica di Perugia Luigi De Ficchy alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali’.

Gestione desolante «La gestione dei rifiuti – prosegue Zara – in Umbria insomma è stata complessivamente desolante, anche se c’è qualche comune umbro che sta facendo registrare buoni progressi e che supera il 65% di raccolta differenziata come obbliga la legge, il sistema è ancora inefficiente. Basta guardare la produzione di scarti della frazione organica che si attestano in alcuni casi anche al 50% generando una scarsa resa in termini di quantità e qualità del compost, talvolta anche sotto il 10% e spesso contaminato ancora con microplastiche e residui vari».

Cosa fare Correre ai ripari dunque e Zara, per farlo, sottolinea che «la vera scommessa per l’Umbria è che i comuni  diano piena attuazione alla delibera di giunta 34/2016, e si riapproprino della governance del ciclo dei rifiuti, per troppo tempo demandata ai gestori tecnici, puntando sulla riorganizzazione della raccolta differenziata a cominciare dalla frazione organica, passando alla tariffazione puntuale, decretando lo stop definitivo all’incenerimento dei rifiuti, aumentando i costi di discarica, per non renderla più conveniente e costruendo impianti di riciclo. È bene ricordare che all’interno del pacchetto europeo sull’economia circolare non si parla più di obiettivi di raccolta differenziata ma di obiettivi di riciclaggio – conclude il vice presidente di Legambiente Umbria – che dovranno essere quelli di recuperare il 65% dai rifiuti urbani e 75% dei rifiuti di imballaggio (a livello europeo e entro il 2030) ponendo come obiettivo vincolante la riduzione al 10% dei rifiuti da portare in discarica».

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