Non ha scelto di fermarsi. Mentre il conflitto in Ucraina rende incerto perfino il ritmo delle lezioni universitarie, il chirurgo italiano Luigi Marano continua a insegnare alla Dnipro Medical State University, dove da anni è professore invitato. Una presenza costante nelle aule e nei reparti, anche quando la normalità sembra sospesa.

Per questo impegno, l’editore scientifico internazionale Wiley lo ha inserito tra i vincitori del ‘Research Heroes Prize 2025’, nella categoria dedicata al coraggio nella ricerca. Un riconoscimento che non premia soltanto pubblicazioni o risultati accademici, ma la capacità di difendere la formazione e la trasmissione del sapere in contesti difficili.
Marano, originario della Campania e residente a Perugia, ha costruito negli anni una rete internazionale che attraversa Europa e Medio Oriente. È vice rettore per l’internazionalizzazione all’Academy of Applied Medical and Social Sciences di Elbląg, in Polonia, dirige un centro internazionale di simulazione medica ed è presidente della European Federation dell’International Society for Digestive Surgery. Ma è soprattutto il lavoro svolto in Ucraina ad aver attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale.
Continuare a formare studenti e specializzandi durante una guerra significa confrontarsi ogni giorno con precarietà, interruzioni e tensione psicologica. Eppure Marano ha scelto di mantenere viva la continuità didattica, convinto che la medicina non possa permettersi vuoti generazionali.

Nel motivare il premio, Wiley ha sottolineato come il coraggio nella ricerca emerga quando le condizioni cambiano improvvisamente e qualcuno decide comunque di andare avanti. È questa l’idea di scienza incarnata dal chirurgo italiano: non soltanto produzione di dati o articoli, ma responsabilità concreta verso le persone e verso il futuro.
«La ricerca offre opportunità straordinarie, ma il suo valore più autentico emerge quando diventa presenza concreta. Non dove è più semplice. Dove serve davvero», ha spiegato Marano rivolgendosi ai giovani ricercatori. Una frase che riassume il senso più profondo del riconoscimento: la conoscenza, per restare viva, ha bisogno anche di chi sceglie di non arretrare.






