A Vallo di Nera torna al centro il tema dell’eolico industriale e degli impatti sul territorio della Valnerina e dell’area di Spoleto. Domenica 30 novembre, alle 17, è in programma la seconda assemblea pubblica dedicata a ‘Il paesaggio che non vogliamo’, incontro aperto ai cittadini che si terrà nella sala comunale della chiesa e convento di Santa Maria. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Vallo di Nera e da Italia Nostra, nasce dalla crescente preoccupazione di amministratori e residenti per quella che viene definita una «speculazione energetica» legata alla realizzazione di impianti eolici di scala industriale in zone considerate particolarmente sensibili dal punto di vista paesaggistico e ambientale.
Nel corso dell’assemblea verranno analizzati i progetti in corso e le ricadute su paesaggio, ambiente, salute e identità culturale della Valnerina. Tra i contributi previsti: Maurizio Conticelli, dottore forestale e consigliere di Amici della Terra, affronterà il tema de ‘L’imbroglio delle rinnovabili in Italia’; Eugenio Rancani, geometra e funzionario della ricostruzione post-sisma 2016, illustrerà le criticità ambientali del progetto ‘Energia Valnerina’; Giacomo Giujusa, architetto ed esperto del territorio, analizzerà gli impatti sul paesaggio del progetto ‘Energia Montebibico’ e, più in generale, dell’eolico industriale; Maria Romana Picuti, archeologa della Sbap e docente dell’Università La Sapienza, interverrà sul rapporto tra paesaggio, memoria e identità culturale; Luciano Giacchè, antropologo e docente universitario, proporrà una riflessione sui quattro elementi – acqua, aria, terra e fuoco – nel futuro della montagna; Francesca Sarti, professoressa di zootecnia del dipartimento di scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università di Perugia, offrirà una valutazione degli equilibri territoriali legati all’energia rinnovabile in Valnerina; Armando Mattioli, medico e biologo, affronterà invece gli aspetti sanitari, socio-economici e demografici legati alla valutazione di impatto degli impianti eolici. Al termine degli interventi è previsto un dibattito pubblico.






