Un post gentile e delicato, per non far cadere una cosa che, specie in una comunità piccola come quella di Umbertide, può fare male a tutti. A scriverlo in un gruppo social del territorio, è stata la mamma di un bambino di 10 anni perché il figlio – ed è stato lui ad accorgersene – è stato oggetto di un insulto omofobo, scritto su un palo metallico in piazza Michelangelo. A raccontare la storia è ‘Il Messaggero Umbria‘ con un articolo a firma di Egle Priolo.
Il bambino in questione, come riporta il quotidiano, ha una passione sfrenata per la danza, moderna e contemporanea, che pratica dall’età di 6 anni con risultati via via crescenti e che lo stanno proiettando anche al di fuori dei confini nazionali. Che questo possa essere stato un elemento tale da spingere la mano di un bambino, al massimo un ragazzino, a scrivere quell’epiteto associato al suo cognome, è una ipotesi. Certo, restruttiva rispetto alla generale complessità delle cose, ma certamente indicativa di un qualcosa che va rimarcato, fermato, stigmatizzato in modo fermo ma – come ha fatto questa mamma – senza isterismi.
Difatti la donna scrive, accanto alla foto: «Scusate in anticipo… Rivolgo questo messaggio a noi genitori piuttosto che a dei ragazzini che giustamente o meno possono avere sbalzi di ormoni, neuroni ecc… Parlo da madre di tre figli […] e il piccolo di 10 anni fa danza. Ha una dote da far crescere in sé, che noi genitori con gli altri figli cerchiamo di far coltivare nel miglior modo che possiamo. Forse per la sua età mio figlio di 10 anni è un pò piccolo? Eccentrico? Con poca misurazione dei suoi stati d’animo? Ok lo sappiamo. […] Ma arriviamo al dunque… Permetteci di dire che siamo sul bullismo? Parola poco carina, per noi, per voi, per tutti ma soprattutto per chi la subisce. Noi da genitori cerchiamo di inculcare parole e atti per cui devono esprimersi e ragionare, con mia colpa che non siamo perfetti ma ci proviamo. Chiedo solo gentilmente a voi che state leggendo di non trarre in disparte certi bambini, perché di sicuro mio figlio non ha malattie contagiose se non la sua semplicità giusta o sbagliata (come tutti)».
Il quotidiano riporta che al bambino – che frequenta la prima media – non è sfuggita la gravità dell’accaduto, anche se – con il supporto della famiglia – ha continuato a fare serenamente le cose di ogni giorno. Colpito, certamente, ma senza darlo troppo a vedere e con la solita forza e passione. Non sarà una parola inutile, scritta da chi i propri talenti – se li ha – non li ha mai portati alla luce, a scalfire lui e i suoi cari.






