Licenziata ingiustamente e per ritorsione, dopo le dimissioni del marito-collega che avevano scatenato le ire dei vertici della società – azienda del settore energetico con varie sedi in Italia, anche a Foligno – fino a condurre, appunto, all’allontanamento della donna per aver parlato con i colleghi ‘in modo incongruo’ di tale situazione ed aver riferito al marito i nomi degli agenti di commercio che lo avevano sostituito. Persa la prima battaglia di fronte al giudice del lavoro di Spoleto, la donna ha vinto la seconda, di fronte alla Corte d’appello civile di Perugia. A riportare la notizia è, fra gli altri, il quotidiano ‘La Nazione Umbria‘. Ora l’azienda dovrà reintegrrla – salvo diversi accordi – e pagarle le mensilità ‘saltate’.
Assunta dalla società nel 2010, la donna aveva ottenuto nel tempo diverse promozioni. Sempre nell’ambito del lavoro e della stessa società, aveva conosciuto colui che nel 2022 sarebbe poi diventato suo marito, residente ed operativo nel Pescarese. Dopo le nozze, la donna aveva chiesto il trasferimento in Abruzzo per potersi riunire con lui. Ma l’uomo, circa un anno dopo, si era dimesso dal suo incarico: decisione che aveva scatenato tensioni culminate con il licenziamento della donna, una settimana dopo le dimissioni del marito e per i motivi citati. A quel punto è iniziata una dura battaglia legale che ha visto la sentenza di primo grado ribaltata in appello: i giudici hanno riconosciuto la ‘ritorsività’ del provvedimento e ora l’azienda rischia di sborsare fino a 140 mila euro di risarcimenti.






